Ratzinger torna all’antico conclave. Presto nuovi cardinali

Il prossimo autunno, con ogni probabilità, Benedetto XVI convocherà un concistoro (il secondo da quando è stato eletto papa) nel quale renderà pubblici i nomi dei nuovi cardinali che in caso di morte del pontefice parteciperanno al conclave.
Attualmente i porporati che possono parteciparvi (e cioè quelli che hanno meno di ottant’anni) sono 105, ma entro la fine dell’anno diverranno 103 per il compimento dell’ottantesimo anno di età di Edmund Casimir Szoka e Angelo Sodano.
E ieri con un Motu Proprio (un documento promosso per “propria iniziativa” da parte di chi ne ha la facoltà) datato 11 giugno, papa Ratzinger ha cambiato le regole previste dalla Chiesa per lo svolgimento del conclave. Più che un cambiamento è stato un ritorno all’antica: d’ora innanzi, per l’elezione del pontefice, occorrerà sempre la maggioranza dei due terzi dei votanti. Viene abolito, quindi, il ricorso alla maggioranza del 50 più uno - la maggioranza assoluta - alla quale si poteva ricorrere nel caso gli elettori non fossero riusciti a trovare un accordo ampio entro il tredicesimo giorno di votazioni infruttuose.
La modifica introdotta da Ratzinger ritocca dunque la costituzione apostolica “Universi dominici gregis”, promulgata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996. Secondo le nuove disposizioni, inoltre, diventa obbligatorio il ballottaggio dopo il tredicesimo giorno di votazioni senza esito (anche qui con una maggioranza dei due terzi). In questo caso i due cardinali rimasti in campo non potranno partecipare al voto ma rimarranno nella Capella Sistina.
L’uscita nel 1996 della “Universi Dominici Gregis” non fu accolta benissimo nei sacri palazzi perché si riteneva che abbassare il quorum alla metà più uno dei voti avrebbe potuto accrescere la possibilità che il nuovo papa venisse eletto con il conclave spaccato in due e quindi senza un ampio consenso.
Anche l’allora cardinale Ratzinger non mostrò (e lo si è visto bene con la decisione di ieri) particolare entusiasmo per le nuove disposizioni uscite grazie alla consulenza offerta a Giovanni Paolo II dal defunto cardinale esperto in diritto canonico Mario Francesco Pompedda.
Con le nuove norme torna dunque determinante per l’elezione del papa un ampio consenso dei cardinali.
Il futuro papa dovrà infatti avere un forte carisma capace di catalizzare attorno a sé le varie anime esistenti all’interno della Chiesa e in grado di aggregare più correnti possibili.
Quanto al prossimo concistoro, i presuli che dovrebbero ricevere la berretta cardinalizia sono: Sandri (che guida il “ministero” delle Chiese Orientali), Farina (appena nominato archivista e bibliotecario Vaticano), Romeo (arcivescovo di Palermo), Bagnasco (arcivescovo di Genova e presidente della Cei), João Bráz de Aviz (Brasilia), André Armand Vingt-Trois (Parigi), Vincent Concessao (New Delhi), Odilo Pedro Scherer (San Paolo), Csaba Ternyak (Eger in Ungheria).

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