L’uomo di Ratzinger che non ama il dialogo stile “liberal”

Il dicastero vaticano che si occupa di dialogo interreligioso - e quindi del dialogo della Chiesa cattolica con tutte le religioni non cristiane, islam in testa - torna dopo circa un anno e mezzo a essere amministrato autonomamente da un singolo presidente.
Ieri, Benedetto XVI ha reso noto che, dal prossimo primo settembre, il 64enne cardinale francese Jean-Louis Tauran, finora archivista e bibliotecario del Vaticano (quella stessa biblioteca visitata ieri dal papa e nella quale lui stesso ha «confessato» che gli sarebbe piaciuto andare a studiare al compimento del suo 70esimo anno di età), prenderà in mano le redini del pontificio consiglio che nel marzo del 2006 era stato affidato pro tempore a un altro porporato francese: il quasi 77enne Paul Poupard che già conduceva (e conduce, anche se pare ancora per poco) il dicastero che si occupa di cultura.
Anche se il dicastero del dialogo interreligioso per diverse autorità del Vaticano dovrebbe dedicarsi maggiormente - in questo particolare momento storico - al dialogo interculturale, la nomina di Tauran a capo di un “ministero” specificatamente dedicato ai rapporti con le “altre” religioni resta significativa perché dice della volontà del pontefice di non lesinare ogni sforzo innanzitutto nei rapporti con il mondo islamico.
Tauran - già segretario per i rapporti con gli Stati nel 1990-1991 e alla fine del pontificato di Wojtyla - è diplomatico di razza, molto preparato soprattutto circa i risvolti sociali, politici e culturali del Medio Oriente.
Fu lui, tra l’altro, a definire l’intervento militare in Iraq guidato dagli Stati Uniti «un crimine contro la pace».
È lui, inoltre, uno dei porporati che conosce meglio la curia romana avendoci lavorato praticamente fin dai tempi in cui era un semplice sacerdote.
Con l’avvento di Tauran, Ratzinger conclude un percorso travagliato e iniziato nel febbraio del 2006 quando spostò in Egitto (come delegato presso l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi) l’allora responsabile del dicastero oggi occupato da Tuaran: monsignor Michael Fitzgerald, che fino a quel momento pareva destinato addirittura a ricevere la porpora cardinalizia. Probabilmente dietro lo spostamento di Fitzgerald pesò un giudizio negativo maturato dal papa circa il suo modo troppo “liberal” di condurre il dialogo interreligioso, troppo tendente ad annebbiare l’identità cattolica.
Fu Fitzgerald, infatti, a organizzare, non senza qualche mugugno oltre Tevere, un simposio in Qatar nel 2004 a cui presero parte esponenti del movimento estremista dei Fratelli Musulmani; a partecipare a un Festival delle Fedi svoltosi nello stesso anno nel Kentucky e organizzato dalla Cathedral Heritage Foundation la quale propugna un consesso tra le religioni disposte a mettere da parte ogni pretesa di verità in nome della pace; a proporre nel 2003 di trasformare il santuario di Fatima in un centro interreligioso.
Al posto di Tauran, come archivista e bibliotecario Vaticano, Ratzinger - su suggerimento del salesiano Bertone - ha nominato l’altro salesiano Raffaele Farina, finora prefetto della biblioteca apostolica vaticana. Farina, insignito anche della dignità arcivescovile, diviene in questo modo indiziato a ricevere la berretta cardinalizia nel prossimo concistoro che pare possa avere luogo tra l’autunno e l’inverno prossimi.
Al posto di Farina arriva, dalla biblioteca ambrosiana, Cesare Pasini. Con lui, si allarga la schiera dei responsabili della curia romana provenienti da Milano e dalla Lombardia: oltre a Pasini, vi sono Attilio Nicora (presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), Francesco Coccopalmerio (presidente del pontificio consiglio per i Testi Legislativi), monsignor Viganò (a capo del personale della Santa Sede), monsignor Vincenzo Di Mauro (numero tre dell’Apsa).
Un numero elevato, quello dei lombardi nella curia romana, che pare possa far cadere del tutto la nomina di un altro lombardo illustre, monsignor Gianfranco Ravasi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, alla guida del dicastero della cultura al posto del cardinale Poupard. Ravasi, nei mesi scorsi, era stato dato vicino a essere nominato a diversi incarichi (prima responsabile dei beni culturali della Chiesa, poi vescovo di Assisi e ancora vescovo di Loreto), ma non se ne è mai fatto nulla.

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