Il ritorno al rito antico e la fine del “cattolicesimo politico”

Domani non scrivo sul Riformista. Se l’avessi fatto avrei pubblicato un pezzo che più o meno sarebbe stato simile a questo.
Cosa ne pensate?

Il 7 luglio il motu proprio
È sabato 7 luglio, festa di sant’Apollonio vescovo e martire, il giorno nel quale Benedetto XVI ha deciso di rendere pubblico, pare senza conferenza stampa, il motu proprio dedicato alla liberalizzazione del Messale di san Pio V rivisto nel 1962 da papa Giovanni XXIII. I motivi, dunque, della decisione papale, potranno essere conosciuti soltanto leggendo la lettera di presentazione che il papa ha allegato allo stesso motu proprio. Liberalizzando l’antico rito il papa fa due cose: da una parte abbraccia tutti quei fedeli che sentono più propria la liturgia tridentina, dall’altra va direttamente al cuore del concilio Vaticano II e cioè alla riforma liturgica che esso ha inaugurato. Una riforma che non può essere letta in rottura con la tradizione passata ma piuttosto in piena continuità. E in questo senso l’attacco alle letture mondane del concilio restano forti quanto profonde.

La lettera ai cinesi
Ma rendendo pubblica la lettera ai cattolici cinesi, lo stesso Ratzinger salda i conti con un’altra visione esistente da tempo all’interno del cattolicesimo. Si tratta del modello che, con un’espressione di manzoniana memoria, si potrebbe definire del “cattolicesimo politico”, una visione tendente a ridurre la Chiesa a parte politica e a vedere negli “altri”, in chi cattolico non è, più il nemico da combattere che il “diverso” da amare.
Negli ultimi decenni, sotto l’influenza di questo modello, sovente il cattolicesimo è stato tentato di dividere il mondo in due parti: i buoni (cioè i cattolici) e i cattivi da combattere. Nella lettera ai cinesi Ratzinger abbatte questo muro e lo fa rispetto a quel mondo comunista per anni fronteggiato (con tanto di legittimi martiri a motivo di persecuzioni ingiuste) dalla Chiesa.
Ratzinger, per la prima volta, tende la mano a un regime comunista e lo fa per il bene del popolo e per provare a instaurare un cristianesimo che sappia tornare all’essenziale.
Nella lettera ai cinesi, infatti, pare che il pontefice abbia intenzione di mostrare una certa volontà di collaborazione con il governo di Pechino, chiedendo che Chiesa clandestina (quella storicamente fedele a Roma) e chiesa Patriottica (quella fedele al regime comunista di Pechino) inizino a “convivere”, magari prendendo spunto dal modello di convivenza inaugurato negli ultimi anni in Vietnam.
Insomma, la clandestinità della Chiesa cattolica nei Paesi a regime comunista potrebbe non esistere più, tanto che, per quanto riguarda le nomine dei vescovi, pare che Ratzinger sia intenzionato a lavorare assieme a Pechino pur mantenendo una propria autonomia.
Di qui il nuovo modello del cattolicesimo dell’era post wojtyliana, un modello che vuole un ritorno all’essenziale, che guarda alla tradizione passata come a una risorsa da non perdere ma che, insieme, si apre all’altro e al diverso in modo nuovo: non più proselitismo ma semmai collaborazione e rispetto pur nelle reciproche diversità.
È un modello già descritto nella Lettera a Diogneto del secondo secolo: i cristiani, pur non sentendosi totalmente in patria in questo mondo, non vivono contro di esso ma «partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri».

Nei prossimi giorni altre nomine
Dopo domani è prevista la partenza del papa per le vacanze estive in quel di Lorenzago di Cadore, in provincia di Belluno, dove il papa, assieme a don Georg Gaenswein e alle Memores Domini che sbrigano le faccende dell’appartamento papale, si dedicherà al riposo e alla stesura della parte del libro su Gesù ancora mancante, quella dedicata alla sua infanzia. C’è attesa per vedere quali saranno le fonti (oltre ai pochi passi del Vangelo) sulle quali Ratzinger riuscirà a descrivere il Gesù bambino e adolescente come il Gesù reale, storico.
Prima della partenza per le vacanze sono attese ancora delle nomine nella curia romana. A breve si dovrebbero sapere i nomi del successore di monsignor Claudio Maria Celli – nuovo presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali – al posto di segretario dell’amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica. È attesa anche la nomina del nuovo segretario della congregazione per l’Educazione Cattolica, del successore di monsignor Franco Croci alla segreteria della Prefettura per gli Affari Economici e i nomi di nuovi sottosegretari presso alcuni dicasteri.

Questa volta il Motu Proprio arriva davvero

Così oggi un comunicato della sala stampa vaticana: “Si è svolta ieri pomeriggio in Vaticano una riunione, presieduta dal Cardinale Segretario di Stato, in cui è stato illustrato ai rappresentanti di diverse conferenze episcopali il contenuto e lo spirito dell’annunciato “Motu proprio” del Santo Padre sull’uso del Messale promulgato da Giovanni XXIII nel 1962. Il Santo Padre si è recato a salutare i presenti e si è intrattenuto con loro in un’approfondita conversazione per circa un’ora. La pubblicazione del documento – che sarà accompagnato da un’ampia lettera personale del Santo Padre ai singoli Vescovi – è prevista entro alcuni giorni, quando il documento stesso sarà stato inviato a tutti i Vescovi con la indicazione della sua successiva entrata in vigore”.

Così ho scritto io oggi nel mio pezzo sotto riportato per il Riformista:
Titolo del capitoletto: “La prefazione del Motu Proprio sul messale di San Pio V”.
Testo: “L’altro ieri Ratzinger ha comunicato l’abolizione della regola (tramite Motu Proprio) della maggioranza assoluta per eleggere il pontefice in caso di tredici giorni di votazioni infruttuose. Ma un altro Motu Proprio è atteso a brevissimo. Riguarda la liberalizzazione del messale di San Pio V, quello della messa “in latino spalle al popolo”. Pare che il testo sia definitivamente pronto e che, in queste ore, si stia alacremente lavorando alla traduzione di una prefazione con la quale lo stesso pontefice intende spiegare ai vescovi il perché di una decisione che soprattutto una parte dell’episcopato francese, preoccupata dal proliferare delle comunità tradizionaliste d’oltralpe, aveva provato a bloccare”.