Bagnasco ricompatta i vescovi
26 maggio 2007 -
Non tutto l’episcopato italiano ha vissuto in modo sereno questi ultimi due mesi di confronto – e a volte di scontro aperto – tra laici e cattolici intorno alla difesa della famiglia e intorno alle tematiche di rilevanza etica di cui si discute in tutto il paese.
Non tutti ritenevano opportuno un arroccamento forte della Chiesa perché il rischio che si paventava era quello di arrivare a una situazione di incomunicabilità preoccupante con il mondo laico.
Tra questi vescovi, molti pare volessero usare proprio l’assemblea della Cei che si è chiusa ieri in Vaticano per avanzare il proprio pensiero e per far sentire alta la propria voce. Se poi lo abbiano davvero fatto non è dato saperlo ma, ad assemblea conclusa, resta il dato che è stato innanzitutto il neopresidente della Cei, Angelo Bagnasco, a mostrare un’evidente volontà di abbassare i toni.
Significativa, ad esempio, quell’assicurazione sussurrata ieri sera ai microfoni del Tg1 : è insesitente la possibilità che la laicità dello Stato sia a rischio.
E l’effetto è stato il plauso delle anime più di “sinistra” del cattolicesimo del nostro paese, se è vero che dopo settimane di silenzio sono arrivati ieri in simultanea i complimenti a Bagnasco sia del margheritino Castagnetti – le parole di Bagnasco «aiutano a ricostruire non solo un dialogo ma una prospettiva di maggiore coesione di cui il paese sente davvero il bisogno», ha detto – sia del ministro negli ultimi mesi più in difficoltà con la Chiesa, Rosy Bindi.
Ieri, la chiusura della 57ª assemblea generale dei vescovi (è l’organismo tramite il quale la Cei, riunendosi almeno una volta all’anno, esercita la propria attività collegiale) ha visto il successore di Ruini alla guida dell’episcopato rispondere in modo pacato e dialogante alle domande dei giornalisti.
Risposte concise e puntuali, che hanno permesso a Bagnasco di intervenire sui temi più attuali all’attenzione dell’opinione pubblica: dalla famiglia alle coppie di fatto, dal testamento biologico all’otto per mille (991 i milioni di euro i soldi raccolti nel 2007, un aumento di circa 61 milioni rispetto al 2006), dalla partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese alle radici cristiane dell’Europa fino alla scorta armata che da qualche settimana lo segue ogni passo faccia.
Parole che sono arrivate mentre a Firenze Rosy Bindi cercava di dare risposte concrete al “partito del <+cors>Family Day<+tondo>” presente alla conferenza sulla famiglia al fine di portare a casa – lo sperano i cattolici – qualche politica familiare “come Dio comanda”.
E ieri le cose non sono andate male per loro. Rosy Bindi pare abbia accettato le proposte del Forum delle associazioni familiari circa l’introduzione a breve di una più equa applicazione tariffaria per le famiglie e, nella prossima finanziaria, di alcune disposizioni riguardanti il fisco. Quanto a chi destinare i fondi del Tesoretto: «Mi candido», ha detto Bindi.
Dunque non solo a Firenze, ma anche nelle parole di Bagnasco in Vaticano, si è evidenziata la volontà di soffocare il clima teso che nelle ultime settimane ha caratterizzato il confronto tra laici e cattolici.
Innanzitutto quando Bagnasco ha detto di essere «molto sereno» nonostante la scorta lo segua ovunque vada: «Sono scortato ma non assediato», ha detto. Certo, «mi spiace per il messaggio simbolico che viene dato» e «proprio per questo spero che tutto si risolva presto, anzi prestissimo».
E poi quando ha parlato dei «valori unificanti» sui quali c’è convergenza fra la presidenza della conferenza episcopale italiana e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: oltre al «bene fondamentale della famiglia fondata sul matrimonio, secondo quanto stabilito dalla Costituzione», c’è anche «il rispetto dei veri diritti individuali» che meritano una risposta, «e questo è un desiderio comune a tutti».
Certo, per Bagnasco questi «veri diritti individuali» derivano «da una concezione corretta della persona umana» e quindi in un certo senso si tratta di una concezione meno ampia di quella auspicata dal capo dello Stato nel suo discorso tenuto alla conferenza di Firenze.
Ma comunque, dietro le parole del presidente Cei, è evidente il desiderio di gettare ponti, abbattere gli steccati e abbandonare, insomma, la logica del muro contro muro.
Poi il testamento biologico. Bagnasco ha ribadito il «valore sacro e intangibile della persona umana, dal suo concepimento al suo naturale tramonto». La dignità di una persona, ha spiegato il presule, non può essere ridotta solo a una fase della vita ma è «la forma stessa della vita: è quello che vogliamo proclamare di fronte a qualsiasi tentativo di limitare la forma della vita umana».
Quanto alla politica, il richiamo di Bagnasco è affinché sui temi etici i politici cristiani assumono posizioni in linea con la Chiesa. «A noi – ha detto – interessa richiamare l’importanza e la chiarezza dei princípi per illuminare le coscienze». Il tutto nella consapevolezza che «non ogni parola o affermazione della Chiesa è sempre e dovunque una professione di fede».
Infine, una puntualizzazione sull’Europa, continente che «ha bisogno di un’anima», quella che passa dal «riconoscimento dell’umanesimo che ha radici giudaico-cristiane».
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