Vian analizza Ratzinger e vede l’Osservatore
19 aprile 2007 -
«Semplificazione, decentramento, servizio, esemplarità. Sulla scia del Vaticano II non separato dalla tradizione e della riforma montiniana sembrano queste le linee ispiratrici delle trasformazioni che Benedetto XVI vuole imprimere alla curia e al volto del papato: semplificando, decentrando, valorizzando le competenze dei singoli organismi (coordinati con efficacia ma non sostituiti dalla Segreteria di Stato), promuovendo una comunione rinnovata tra Roma e le Chiese locali. Grazie al metodo del confronto e della collegialità, adottato per esempio nell’incontro del gennaio 2007 sulla Cina. Un metodo a cui Joseph Ratzinger – da teologo, da vescovo, da cardinale di curia – è rimasto costantemente fedele. Per guardare sempre all’essenziale e al servizio della verità, senza nulla anteporre a Cristo».
Ha spiegato con queste parole (sul primo numero di Vita e Pensiero del 2007), lo storico della Chiesa e ordinario di filologia patristica all’università di Roma “La Sapienza”, Gian Maria Vian, i primi due anni di pontificato di Joseph Ratzinger.
Due anni il cui anniversario cade proprio oggi, 19 aprile.
Due anni in cui, a detta di Vian, il papa ha sì guardato al «rimodellamento dell’organo del governo papale» ma lo ha fatto «all’insegna della semplificazione e del ritorno all’essenziale». Anche perché – lo scrive sempre Vian – i tempi di una riforma generale vera e propria della curia sono molto difficili da ipotizzare: Sisto V riformò la curia nel terzo anno di regno, Pio X e Paolo VI nel quinto di pontificato e nel decimo Giovanni Paolo II.
E infatti, nei prossimi mesi, se è probabile che numerose nomine verranno messe in campo dal pontefice, è altrettanto probabile che molte di esse riguarderanno principalmente posti di seconda fila all’interno dei “ministeri” ecclesiali e cioè quei posti occupati dai segretari e dai sottosegretari, coloro che da vicino supportano i lavori dei prefetti delle congregazioni e dei presidenti dei pontifici consigli.
Eppure, oltre a questi, una nomina per un posto ambito e, insieme, di grande prestigio potrebbe saltare fuori e riguardare proprio lui, lo storico ed esperto di patrologia Gian Maria Vian. Per lui, infatti, pare sia vicino il tempo perché si aprano le porte della direzione dell’Osservatore Romano, il giornale ufficioso della Santa Sede che l’altrettanto storico della Chiesa Mario Agnes dirige dal lontano 1 settembre 1982.
Se le cose andranno davvero così, al giornale vaticano non arriverebbe semplicemente uno studioso fine, competente e stimato personalmente da Ratzinger, ma anche una personalità capace di riportare su carta, “come si deve”, il pensiero della Chiesa.
Così, Vian, ha fatto negli ultimi anni firmando svariati pezzi sul quotidiano Avvenire, dove le firme sono tante e variegate ma la sua, a ben vedere, rimane tra le più lucide e competenti.
Firma lucida e ben allineata anche con gli ultimi diktat ecclesiastici in tema di politiche familiari: anche Vian, infatti, figurò tra i vari personaggi firmatari qualche settimana fa – prima dell’uscita della Nota della Cei sui Dico – di un appello diretto ai vescovi affinché questi si adoperassero per mantenere «chiara e libera la loro impostazione di dottrina e di cultura morale in tema di legislazione familiare».
Se Paolo VI aveva spiegato nel discorso alla curia romana del 21 settembre 1963 come la curia papale abbia la funzione «d’essere custode o eco delle divine verità e di farsi linguaggio e dialogo con gli spiriti umani», poi «di ascoltare e di interpretare la voce del papa e al tempo stesso di non lasciar a lui mancare ogni utile ed obbiettiva informazione», l’avvento di Vian potrebbe giovare a questo scopo.
Perché informare il mondo intorno alle vicende e ai pensieri papali è cosa che necessita competenza e soprattutto conoscenza della storia della Chiesa.
Non si può, infatti, informare senza conoscere chi si è, quale e cosa sia la propria storia.
E uno studioso che di questa storia vive e si nutre quotidianamente non può che cadere a fagiolo.
Certo, se la scelta di Vian venisse confermata, Ratzinger confermerebbe la tendenza di non concedere la direzione del quotidiano vaticano a un giornalista professionista.
Una scelta che si sposa con lo stile dell’attuale pontefice: più riflessivo e divulgatore di contenuti, con meno interesse al mondo strettamente mass-mediatico.
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