Il debutto di Ruini saggista dietro le quinte
18 aprile 2007 -
Debutta quest’oggi, in casa, un cardinale Camillo Ruini novello “analista ecclesiale”, studioso e saggista delle vicende che riguardano la Chiesa.
Una veste per certi versi nuova, grazie al maggiore tempo a disposizione “guadagnato” da quando l’episcopato italiano non si trova più in mano sua.
In quella pontificia università lateranense di cui l’ex presidente Cei è gran cancelliere grazie al ruolo di vicario generale del papa per la città di Roma (carica a tutt’oggi mantenuta), egli commenterà le sue due ultime fatiche: la prima dedicata a Giovanni Paolo II (“Alla sequela di Cristo” – Edizioni Cantagalli, 103 pagine, euro 9,90), la seconda a Benedetto XVI (“Verità di Dio e verità dell’uomo” – Edizioni Cantagalli, 70 pagine, euro 7,50).
Due libri brevi ma che significativamente dimostrano la volontà di distinguersi quale porporato addetto alla riflessione ecclesiastica pre e post ventesimo secolo.
Un debutto a cui, a differenza di quanto avvenuto pochi giorni fa in Vaticano in occasione del primo libro scritto (da quando è papa) da Joseph Ratzinger e presentato, non senza qualche mugugno nelle gerarchie ecclesiastiche, dallo gnostico Massimo Cacciari e dal teologo valdese Daniele Garrone (insieme a Christoph Schönborn), egli ha voluto invitare personalità vicine al proprio pensiero: monsignor Rino Fisichella (che farà gli onori di casa), monsignor Giampaolo Crepaldi (segretario del dicastero per la Giustizia e la Pace), monsignor Stanislaw Rylko (a capo del dicastero dei Laici) e Giuliano Ferrara.
Ben prima che Ratzinger accettasse le dimissioni di Ruini dalla guida della Cei – queste furono avanzate già nel 2006 ma si sono concretizzate soltanto lo scorso marzo – il cardinale nativo di Sassuolo pareva già destinato a una terza età (la prima fu quella in cui egli ricoprì il ruolo di vescovo di Reggio Emilia, la seconda quella in cui fu segretario e poi presidente Cei) da spendere come analista delle vicende della Chiesa da dietro le quinte.
E così ha prontamente iniziato a fare, snocciolando con perfetto tempismo una raccolta di interventi precedentemente scritti e dedicati al penultimo e all’ultimo papa.
Ruini pare destinato a rimanere vescovo vicario del papa per la città di Roma almeno per ancora un anno. L’apporto al papa e soprattutto al suo successore alla Cei, Angelo Bagnasco, restano oggi i suoi compiti principali ma non è escluso che altre analisi dedicate magari alla Chiesa italiana verranno da lui pensate, scritte e pubblicate.
Ruini, in fondo, viene chiamato “cardinal Sottile” proprio per il suo argomentare logico e rigoroso, prassi che, come rivela lui stesso all’inizio del libro dedicato a Ratzinger, gli era abituale quando insegnava teologia nella diocesi di Reggio Emilia.
Ruini è oggi colui che meglio di altri può spiegare quel tempo rivoluzionario iniziato nella Chiesa italiana nell’oramai lontano 1985, quando Giovanni Paolo II convocò a Loreto un convegno ecclesiale che doveva fare il punto della situazione dopo le lacerazioni subite dalla società italiana nel ventennio sessanta-settanta.
In quell’occasione Wojtyla chiese ai vescovi una maggiore incidenza della Chiesa italiana nella società e nella vita politica, rifuggendo da una fede relegata esclusivamente alla sfera privata.
Alle parole del papa, rispose in modo sorprendente Ruini, allora vice presidente del comitato preparatorio del convegno oltre che vescovo ausiliare di Reggio Emilia, con un discorso che sancì l’iniziò di una lunga parabola di messa in pratica delle conquiste del concilio Vaticano II anche grazie a un’attenzione maggiormente rivolta ai testi conciliari piuttosto che allo “spirito” dell’intera assise.
Un anno dopo Loreto, il 28 giugno 1986, Wojtyla si ricordò delle parole snocciolate dall’allora giovane Ruini a Loreto e decise di promuoverlo a segretario della Cei.
Più avanti, l’ascesa continuò inarrestabile fino alla nomina nel 1991 a presidente della Cei e, poco dopo, a vicario generale del papa per la diocesi di Roma.
Quest’oggi, al suo fianco, sederà uno dei vescovi della Santa Sede dato in costante ascesa, monsignor Rino Fisichella. Già rettore della Lateranese e cappellano di Montecitorio, di lui nei sacri palazzi si parlò qualche tempo addietro quale possibile nuovo segretario della congregazione per la dottrina della fede retta oggi dal cardinale William Levada.
Oggi, invece, c’è chi lo vede bene al posto di John Michael Miller, segretario della congregazione per l’educazione cattolica.
Prima di lui, infatti, al posto di Miller sono sempre stati dirottati rettori di differenti università pontificie (salesiana, urbaniana e gregoriana).
All’appello manca, insomma, l’università lateranense.
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