Family day, i vescovi investono sul “politico” Pezzotta
Apr 17, 2007 il Riformista
Se la Nota dei vescovi sulla famiglia fondata sul matrimonio e sulle iniziative legislative in materia di unioni di fatto è uscita alla fine del mese scorso soltanto dopo un vivace dibattito tra le differenti posizioni dei membri appartenenti al direttivo Cei - c’era chi spingeva, e in parte c’è riuscito, per un testo leggero e cioè spurio da ogni citazione dei due saggi della congregazione della dottrina della fede ispiratori della stessa Nota - anche l’organizzazione del prossimo Family day del 12 maggio (più che una manifestazione si tratta di un vero e proprio show con probabile diretta Rai) vede al suo interno la spinta di diverse correnti, quelle che vogliono una piazza lasciata del tutto libera di manifestare il proprio sì alla famiglia e, insieme, il proprio “no” ai Dico, e quelle che chiedono anche a livello organizzativo maggiori garanzie perché il popolo non se la prenda troppo manifestamente contro i Dico e quindi contro il governo Prodi.
Due anime che, per quanto attiene il Family day, si confrontano con rispetto, senza esagerati attriti ma comunque manifestando nel merito punti di vista eterogenei.
L’intento di tutti, e soprattutto dei vertici della Cei che seguono a distanza ma con estrema attenzione i lavori di organizzazione, è di non esasperare ulteriormente un clima politico già problematico e dove le posizioni di laici e cattolici sono sovente viste come irrimediabilmente antagoniste.
Ma se lo fossero di meno, chissà, probabilmente la Woodstock cattolica non andrebbe nemmeno in scena.
Comunque, basta scorrere l’elenco delle sigle della associazioni che hanno aderito alla Woodstock di piazza San Giovanni per rendersi conto di come l’intera manifestazione non possa che essere organizzata tenendo conto del fatto che le aree di riferimento politiche sono tante e variegate.
Proprio ieri, i presidenti dei movimenti ecclesiali e delle associazioni cattoliche firmatarie del Manifesto spot della manifestazione, si sono radunate a Roma per prendere importanti decisioni organizzative che vanno dalla scelta del giornalista e dei due conduttori tv incaricati di intrattenere il pubblico durante tutto l’arco dell’evento, fino alle decisioni inerenti alla possibilità o meno di concedere che in piazza vengano srotolati striscioni più o meno esplicitamente anti Dico e striscioni più o meno anti Prodi.
Quanto ai conduttori e al giornalista, pare che nel raduno di ieri si sia deciso esclusivamente di accantonare l’ipotesi di scegliere nomi di prestigio stile Bruno Vespa (ipotesi ventilata ma poi smentita).
L’orientamento sarebbe quello di scegliere due giornaliste, una della Rai, l’altra di Canale 5, che già si occupano di questioni religiose.
Anche se fare ipotesi altro non è che un azzardo, ribadiamo come il nome degli “occhi grandi e sorriso d’angelo” Lorena Bianchetti (direttamente da Domenica In) non possa far altro che continuare a “incombere”.
In ogni caso, la scena sul palco dovrà per forza di cose essere tutta delle associazioni aderenti e soprattutto dei due testimonial, la laica ed ex femminista Eugenia Roccella e il credente ed ex sindacalista Savino Pezzotta.
Quest’ultimo è uomo parecchio vicino alla Cei e anche se il suo impegno per la Fondazione per il Sud è iniziato soltanto da poco, c’è chi scommette su di lui per un importante futuro politico.
Pezzotta era presente al congresso dello scorso weekend dell’Udc a Roma.
L’aria che l’ex segretario della Cisl ha respirato era quella di casa (quando Casini l’ha citato pubblicamente gli applausi si sono sprecati) ma il suo futuro politico (se un futuro ci sarà) non sarà facilmente decifrabile all’interno di un partito di una delle due coalizioni oggi esistenti.
Del resto, lo aveva detto lui stesso durante il lavori del convegno ecclesiale di Verona dello scorso ottobre che oggi, in politica, bisogna necessariamente imparare a lavorare dal basso, facendo sì «i conti con il bipolarismo», ma «uscendo dalle nostalgie per costruire una nuova e plurale presenza dei cattolici nell’impegno politico».
Presenza che non necessariamente fa rima con grande centro, ma che nemmeno sembra poter significare un ruolo importante all’interno della Margherita, dell’Udc o dell’Udeur.
Cosa allora? Difficile rispondere.
Di certo pare ci sia soltanto che la Cei guarda a lui con estremo interesse per un futuro politico che, nonostante non abbia ancora i contorni definiti, ha un preciso nome e cognome: il suo.




















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