Da Genova guiderà la Cei

Sarà quasi certamente mercoledì il giorno in cui Ratzinger nominerà l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, nuovo presidente della Cei al posto di Camillo Ruini. Al proposito rimando a un pezzo che feci lo scorso 20 febbraio sul Riformista.
Lo incollo qui di seguito.
Cei. la lunga gestazione per la successione.
di Paolo Rodari
NOMINATO DA BERTONE, VICINO A RUINI
BAGNASCO METTE D’ACCORDO I DUE LITIGANTI
Non è ancora cardinale ma lo diventerà senz’altro nel prossimo concistoro. È stato voluto arcivescovo di Genova direttamente dal suo predecessore, l’attuale segretario di Stato Tarcisio Bertone (colui che tanto si è speso per avere un vescovo come successore del cardinale Camillo Ruini alla guida della Cei), ma la linea ecclesiale che persegue nel suo ministero non si discosta in nulla da quella dell’attuale presidente della conferenza episcopale italiana, Ruini appunto. Ha avuto un passato importante nella Fuci (assistente diocesano) che lo porta politicamente a essere vicino agli ambienti della Margherita ma, già dai tempi in cui era vescovo di Pesaro (dal 1998), si è distinto per prese di posizione sempre più intransigenti su quelle tematiche sensibili che spesso interagiscono con la struttura della società, prese di posizione che hanno fatto salire di molto la stima di Ruini nei suoi confronti.
Si tratta del 64enne monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova dallo scorso 29 agosto al posto del cardinale Tarcisio Bertone e – la cosa viene data quasi per fatta nei sacri palazzi anche se ancora la firma del papa non c’è – dal prossimo 7 o 8 marzo probabile nuovo presidente della Cei al posto del cardinale Camillo Ruini.
La notizia è delle ultime ore. Ecco come si sarebbe arrivati a lui: monsignor Bagnasco, lo scorso 29 gennaio, era giunto a Roma assieme ai vescovi della Liguria per incontrare in occasione della visita ad Limina il papa. Tornato a Genova, è stato frettolosamente richiamato a Roma dove si è trattenuto per qualche giorno per una serie di colloqui privati. Il tira e molla tra Ruini e Bertone su chi sarebbe dovuto divenire nuovo presidente della Cei (Bertone preferiva un vescovo e tra questi favorito sembrava essere monsignor Benigno Papa di Taranto, mentre Ruini avrebbe gradito un cardinale e cioè Carlo Caffarra arcivescovo di Bologna o Angelo Scola patriarca di Venezia) era arrivato a una fase di stallo. E così si è arrivati a una sorta di compromesso: Angelo Bagnasco appunto, un vescovo che piace a entrambi per vari motivi. Perché garantisce la continuazione – nell’immediato presente anche sui Dico – della linea intransigente della Chiesa circa i “principi non negoziabili” tanto cari al pontefice e a Ruini ma, nello stesso tempo, non dovrebbe interferire nell’esercizio del suo ufficio con le competenze proprie della segreteria di Stato vaticana. Perché, inoltre, con l’avvento di Bagnasco, monsignor Giuseppe Betori potrà rimanere al suo posto alla segreteria generale della Cei almeno per qualche mese e favorire, quindi, che nel bene o nel male Ruini possa continuare a indirizzare la linea dell’episcopato italiano da dietro le quinte.
Bagnasco, infatti, mantenendo inizialmente anche la guida della diocesi di Genova avrebbe in Ruini un aiuto indispensabile per un compito così impegnativo.
Nato a Pontevico, nella diocesi di Brescia, il 14 gennaio 1943, Bagnasco viene da una famiglia umile. Il papà, Alfredo, lavorava in una fabbrica di pasticceria, mentre la mamma Rosa era casalinga. La famiglia si è presto trasferita a Genova e qui Angelo ha potuto frequentare il liceo classico presso il seminario arcivescovile della città. Il 29 giugno 1966 è stato ordinato sacerdote e tredici anni dopo si è laureato in filosofia all’università Statale. Dal 1980 al 1998 ha insegnato metafisica e ateismo contemporaneo presso la facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e, insieme, è stato assistente diocesano della Fuci. Vescovo di Pesaro nel 1998, dal 2003 è stato arcivescovo ordinario militare per l’Italia per poi divenire nel 2006 arcivescovo di Genova.
Da qui al sette marzo mancano ancora due settimane e, di per sé, molto ancora potrebbe succedere anche se, a conti fatti, ulteriori sorprese sembrano improbabili. Soltanto l’episcopato italiano, che fin dal febbraio dello scorso anno era stato consultato in tutti i suoi componenti per vagliare chi fosse il successore di Ruini più gradito, potrebbe far sentire ancora la sua voce. Ma oramai, i nomi più votati dai vescovi italiani nel sondaggio indetto un anno fa da monsignor Paolo Romeo, allora nunzio apostolico in Italia e oggi arcivescovo di Palermo – Renato Corti di Novara, Francesco Caccucci di Bari, Benigno Papa di Taranto e Luciano Monari di Piacenza -, paiono accantonati e difficilmente potrebbero tornare in lizza.
Il papa, proprio a seguito del chiacchericcio che era seguito un anno fa al sondaggio indetto tra i vescovi da Romeo, aveva riconfermato Ruini donec aliter provideatur. In questo modo aveva fatto capire che la scelta del nuovo presidente della Cei sarebbe stata, come lecito, tutta sua. E così pare sia finalmente intenzionato a fare: monsignor Angelo Bagnasco, infatti, non era stato indicato direttamente dai vescovi.


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A quale predecessore guarda Ratzinger

«Con il passare degli anni appare sempre più evidente l’importanza per la Chiesa e per il mondo del suo pontificato, come pure il valore del suo alto magistero, a cui si sono ispirati i suoi Successori, ed al quale anch’io continuo a far riferimento». Parole di Benedetto XVI riferite quest’oggi a Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, papa dal 1963 al 1978, arcivescovo di Milano dopo Schuster e prima di Colombo.


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Sul ponte sventola Balena Bianca

La vecchia Dc non muore mai. Lo dice bene l’ottimo Tommaso Labate oggi sul Riformista. Personalmente, che la Dc ancora sia attiva, non mi dispiace.


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Non dispiace Follini bilanciere di centro. Ma il watchdog vaticano rimane Mastella

Le accuse di tradimento rivolte a Marco Follini da parte di esponenti, anche cattolici, del centro destra non trovano sponda in Vaticano. Anzi: la scelta dell’ex segretario dell’Udc di entrare nelle fila della maggioranza non dispiace affatto: se la sua mission è di favorire politiche condivise al centro, poco importa se queste politiche vengono perseguite con il cattolico adulto Romano Prodi o con il cattolico liberale Silvio Berlusconi.
La segreteria di Stato vaticana e anche la leadership della Cei, non preferisce Silvio a Romano, semmai ritiene che entrambi dovrebbero adoperarsi per politiche il più possibile condivise, all’insegna di larghe intese politiche che non tradiscano i “principi non negoziabili” di ratzingeriana memoria, e per portare a compimento quel minimo di riforme strutturali di cui il paese necessita, in primis la riforma della legge elettorale.
La decisione di Follini viene considerata un passo in questa direzione, nella speranza (anche se non nella certezza) che possa rappresentare intanto un tassello in più nel forcing anti Dico promosso nella maggioranza da Clemente Mastella. Certo, la posizione di Follini in materia resta da decifrare – l’ultima dichiarazione in merito la rilasciò al Riformista, quando sostenne di non essere contro i Dico “a priori” – ma, in generale, nei sacri palazzi si ritiene che il suo appoggio al governo abbia una cifra ben diversa da quella «laica» dei sessanta cattolici della Margherita che hanno redatto un documento a supporto della nascita del ddl Bindi-Polastrini.
I cannocchiali vaticani, in questi giorni, sono messi a fuoco anche sui teodem e sulla loro ultima duplice proposta, che dovrebbe prendere corpo al Senato tra un paio di settimane – di due ddl, uno in favore della famiglia e uno, alternativo, sui Dico. Una duplice proposta che il Vaticano, per il momento, preferisce non commentare ma che non sembra piacere più di tanto. Certo, ogni iniziativa politica a supporto dell’istituto familiare viene considerata cosa buona, anzi, ottima. Ma l’idea, annunciata da Paola Binetti, di presentare una controproposta sulle unioni di fatto, invece di limitarsi a un aperto no, a questo punto assai più efficace perché dei Dico non si faccia nulla, lascia perplessi: meglio il watchdog Mastella.
Sulla difesa dell’istituto familiare, da cui viene fatta discendere l’ostilità a ogni proposta volta a legalizzare le coppie di fatto, la posizione non cambia: si chiamino Dico o Pacs, il muro vaticano è e resta omogeneo. E il fatto che il ddl sui Dico fosse stato redatto anche dalla cattolicissima Rosy Bindi, ha contribuito a far ribadire che, per la Chiesa, non ci possono essere accomodamenti che tengano. Lo detto ieri anche monsignor Rino Fisichella: la coscienza di un cristiano, anche quella di un parlamentare, «non è mai neutrale», ha cioè dei limiti ai quali è opportuno sottostare.
Le gerarchie ecclesiastiche hanno seguito con puntigliosa attenzione la fiducia agguantata l’altro ieri al Senato da Romano Prodi. Il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha tenuto aggiornato il pontefice del susseguirsi degli avvenimenti. Una eventuale caduta del governo non sarebbe stata particolarmente festeggiata: ma se in futuro i Dico dovessero riaffacciarsi nell’agenda parlamentare, certo in Vaticano nessuno si strapperebbe i capelli in caso di definitivo affossamento della compagine governativa.
Nei prossimi giorni la conferenza episcopale italiana potrebbe vedere l’uscita di scena del cardinale Camillo Ruini, che dovrebbe lasciare il posto alla guida dell’episcopato italiano all’attuale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco. Se così sarà, si capisce perché la Cei non abbia oggi alcuna fretta di fare uscire la nota sui Dico (si sta lavorando ad una bozza i cui dettagli ancora non si conoscono), volta a indirizzare la coscienza dei cattolici in vista di un eventuale voto. Bagnasco, infatti, garantisce una perfetta continuità con le idee del suo predecessore e in ogni caso per almeno un anno (o comunque fino a quando Bagnasco manterrà anche la guida della diocesi ligure) sarà lo stesso Ruini a supportarlo nel suo nuovo difficile compito, coadiuvato dal segretario generale della Cei Giuseppe Betori. Anche per questo per la pubblicazione della nota non c’è alcuna fretta: ma resta la massima allerta per vedere come evolveranno i lavori parlamentari.
Dal basso, intanto, il Forum delle associazioni familiari sta lavorando per trovare il consenso anche delle associazioni e dei movimenti cattolici che non associati a una grande manifestazione di massa in difesa della famiglia. È la traduzione, sul campo, dell’offensiva pontificia perché sui “principi non negoziabili” non si retroceda.


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In Vaticano è nata una stella, si chiama Mastella

Così, tanto per autocelebrarmi un po’, vorrei ricordare che il titolo riportato qui sopra lo feci in tempi non sospetti.<br>Era l’apertura del Riformista del 10 febbraio. Era per dire che il tempo dei cosiddetti “cattolici adulti” era sulla via del tramonto.<br> Oltre il Tevere il nuovo faro ha un cognome che fa rima con stella.


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Il seminario estivo di Castelgandolfo sarà sull’origine del mondo

Il prossimo agosto a Castelgandolfo, il consueto seminario estivo «Ratzinger Schuelerkreis» a cui partecipa come consuetudine papa Ratzinger assieme agli studenti che con lui ottennero il dottorato o l’abilitazione nelle università di Bonn, Muenster, Tubinga e Ratisbona, sarà dedicato al tema della creazione dell’universo.
In particolare, dopo l’incontro del 2006 dedicato a «Creazione ed evoluzione», il tema del 2007 dovrebbe vertere attorno all’origine del mondo intesa come creazione di Dio. Un tema, quello del 2007, in parte già affrontato nel seminario dello scorso anno nella relazione del cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn. Oltre al porporato, parteciparono al seminario sui colli albani anche il professore Peter Schuster, presidente dell’Accademia austriaca delle scienze ed esperto di biologia molecolare evolutiva, il gesuita Paul Erbrich, docente emerito di scienze e di filosofia della natura a Monaco di Baviera e il filosofo Robert Spaemann.
I partecipanti del prossimo seminario potranno tornare a dialogare basandosi sugli atti del convegno del 2006 i quali, secondo quanto ha diffuso l’altro ieri l’agenzia di stampa Apcom, dovrebbero essere pubblicati il prossimo 16 aprile – il giorno dell’ottantesimo compleanno del papa – in un libro edito dalla Sant Ulrich Verlag di Augusta. Al suo interno, anche i brevi interventi che lo stesso Ratzinger tenne durante i lavori. Gli atti del convegno sono rimasti segreti fino a oggi, per volontà del pontefice, perché prima della pubblicazione necessitavano di una rielaborazione.
Secondo quanto Schönborn sostenne lo scorso anno, non c’è un «conflitto tra scienza e religione», piuttosto esiste un dibattito tra «una interpretazione materialista dei risultati della scienza ed un interpretazione metafisica filosofica». «Certo – spiegò Schönborn pochi giorni prima del seminario di Castelgnadolfo intervenendo il 23 agosto 2006 al Meeting di Rimini – la fede agisce in questo campo con una certa apertura di orizzonti, e non si sostituisce alla ragione». E ancora: non si tratta di «un conflitto tra scienza e fede» piuttosto «ci sono delle interpretazioni di dati e teorie scientifiche che entrano in conflitto con la fede». Per spiegare il suo punto di vista, Schönborn utilizzò la metafora delle scale, quella di Darwin e quella di Giacobbe: «La scala di Darwin è quella che vede la vita nel lungo processo dell’evoluzione, mentre nella Bibbia la scala di Giacobbe è quella dove gli angeli ascendono al cielo da Dio. Una immagine del collegamento tra terra e cielo, tra terra e trascendenza».
Schönborn sottolineò come fosse necessario «ben distinguere la teoria scientifica dall’ideologia darvinista». Egli portò come esempi Marx ed Engels che salutarono la pubblicazione de “L’origine delle Specie” di Charles Darwin «come il fondamento scientifico per la loro teoria materialistica marxista. Questo è evoluzionismo e non teoria dell’evoluzione». In conclusione Schönborn mise in guardia dall’influenza che l’evoluzionismo come ideologia ha nei campi del neoliberalismo economico, in quello della pedagogia in Europa, e nelle questioni di bioetica dove rischia di dare vita a nuove teorie eugenetiche.
Benedetto XVI ha inteso affrontare l’argomento senza schemi preconcetti. Nel corso del suo pontificato egli ha dedicato soltanto sporadici interventi al tema dell’evoluzionismo. Di recente, il pontefice, rispondendo alle domande dei sacerdoti della diocesi di Roma ricevuti in udienza in Vaticano, ha esortato a mostrare ai giovani la ragionevolezza della fede, perché, ha detto, «a prima vista sembra che la scienza ci dica cose totalmente diverse e quindi non si possa aprire un percorso ragionevole verso la fede».


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