Il vescovo accusa le “lobby dei gay”. “Ingannano i semplici”
Mar 30, 2007 il Riformista
Sarà perché c’è chi ha ritenuto la “Nota” del direttivo della Cei in merito alle unioni di fatto non così dura come a prima vista pareva essere, ma l’uscita di ieri ai microfoni di Radio Vaticana del responsabile del dicastero della Cei che si occupa proprio di famiglia, il vescovo di Aosta monsignor Giuseppe Anfossi, sembra fatta apposta per sgomberare il campo da ogni possibilità di dubbio e quindi dire forte e chiaro cosa e chi il testo vescovile vuole andare a colpire.
Nonostante Anfossi pare sia stato nei giorni scorsi uno dei vescovi che più ha spinto perché il consiglio permanente coniasse un testo soft, le sue parole di ieri sono calate - queste sì - come una clava su quel cattolicesimo che ancora sosteneva come in fondo la “Nota”, non citando esplicitamente i Dico, non poteva a questi essere direttamente riferita.
Ci ha provato, Anfossi, a dire come la preoccupazione della “Nota” fosse innanzitutto pastorale e non volesse esercitare un’indebita pressione sui politici, ma poi si è lasciato andare per spiegare che il testo è stato scritto direttamente per «dare una risposta a coloro che si interrogano sui Dico, se possano essere accettati da un legislatore che è un buon cristiano: se può votarli». La risposta se l’è data lo stesso Anfossi: «Il legislatore che si sente parte della Chiesa non può».
O meglio, in tutta libertà qualunque politico cattolico può decidere di votare un ddl come i Dico, ma non può assolutamente dirsi - e nemmeno sentirsi - in linea con la Chiesa.
Parole che, con buona pace delle interpretazioni mosse proprio ieri da un certo “cattolicesimo democratico”, non lasciano spazio a compromessi di nessun tipo.
Ma c’è di più. La “Nota”, secondo Anfossi, è stata scritta «indirettamente» anche per difendere «i semplici» da «pressioni ideologiche, da lobby vere e proprie, a cominciare da quella che è legata al mondo dell’omosessualità». Un modo di intervenire, quello della Cei, che dunque «difende una parte di popolazione da ingerenze che sono altrettanto violente e non democratiche».
Come dire, se le parole del mondo laico sono volutamente violente , “altrettanto” non possono che essere quelle della Chiesa.
Difficile, dopo queste parole, dubitare ulteriormente circa i motivi che hanno spinto i vescovi a coniare il testo della “Nota”.
È vero che prima e durante i lavori del consiglio permanente, c’è stata una parte dell’episcopato che ha chiesto con insistenza l’uscita di testo soft. Ma, a conti fatti, il testo vescovile risulta duro e le parole di Anfossi sono arrivate a dimostrarlo.
Nei giorni scorsi, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone ha scritto direttamente a Bagnasco per comunicargli che d’ora in poi il pallino dei rapporti con le istituzioni politiche del paese sarebbe passato in mano sua, lui che ha elogiato la volontà di conduzione collegiale (e dunque aperta a tutte le anime dell’episcopato) del nuovo presidente Cei Angelo Bagansco.
Ma la “Nota” seppure sia stata coniata collegialmente e cioè dopo un ampio dibattito di tutti i componenti del consiglio permanente, rimane nei contenuti fortemente ruiniana, dura e per nulla accondiscendente. Con buona pace di tutti.




















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Maggio 18th, 2008 at 7:27 pm
più che di lobby, direi che si tratta di una parte del mondo civili, senza altri interessi se non quelli dei diritti e della tutela delle minoranze e difesa dalla stigmatizzazione.