La nota di Bagnasco sui Dico non avrà ultimatum

Un inizio più caldo di mandato alla guida della conferenza episcopale italiana l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco non poteva trovare.
Il suo primo consiglio permanente da presidente della Cei, infatti - si apre questo pomeriggio a Roma con una sua prolusione e si chiude il prossimo giovedì - ha l’onere di rendere pubblica la nota pastorale della Cei in merito alle coppie di fatto.
A poche settimane dal probabile (ma non ancora certo) voto parlamentare del ddl Bindi-Pollastrini sui Dico e dalla manifestazione dei cattolici in difesa della famiglia, la nota in uscita ha il difficile compito di informare la coscienza dei fedeli (e quella dei politici cattolici) affinché conoscano quale sia il pensiero della Chiesa sulla legalizzazione delle coppie di fatto e si sappiano adeguare (se lo vogliono) conseguentemente.
Bagnasco dovrà dunque decidere con il consiglio permanente dell’episcopato italiano il testo definitivo di una nota scritta nelle scorse settimane dal suo successore, il cardinale Camillo Ruini coadiuvato dal segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, e da un gruppo di teologi esperti di diritto e morale.
Ruini, proprio a seguito dell’approvazione del consiglio dei ministri del ddl Bindi-Pollastrini, aveva deciso qualche settimana fa di adoperarsi per far comprendere ai politici come la Chiesa non possa che dire sempre “sì” alla famiglia fondata sul matrimonio e “no” alla legalizzazione di unioni di altro tipo e lo aveva fatto probabilmente anche per rispondere a chi, come il ministro per le politiche della famiglia, si riteneva soddisfatto per aver trovata una qualche sintesi tra le istanze della Chiesa e quelle del mondo cosiddetto laico.
Ma sintesi e compromessi non appartengono al lessico di Ruini e - come si è ben evidenziato l’altro ieri nel durissimo discorso sull’Europa rivolto alla Comece - nemmeno a quello di papa Ratzinger.
E così, ecco l’idea del “cardinale sottile” di ricordare innanzitutto agli stessi fedeli e poi anche ai politici cattolici quale sia il corretto pensiero della Chiesa in merito alla legalizzazione delle coppie di fatto.
Angelo Bagnasco è stato nominato meno di un mese fa presidente della Cei dopo che Ruini aveva fatto i nomi del cardinale Angelo Scola (Venezia) e Carlo Caffarra (Bologna) e dalla segreteria di Stato erano state rese note le preferenze per i meno prestigiosi nomi di Benigno Papa (Taranto), Renato Corti (Novara), Francesco Cacucci (Bari) e Luciano Monari (Piacenza). Bagnasco è stato individuato come la sintesi migliore tra le due linee ecclesiastiche, quella più intransigente “sponsorizzata” da Ruini, l’altra meno invasiva e più di retrovia proposta dalla segreteria di Stato.
Quest’oggi, al consiglio permanente, sono convocate entrambe le anime della Chiesa e insieme dovranno decidere il testo definitivo della nota.
Il consiglio permanente della Cei, infatti, partecipano, oltre a Bagnasco, anche Papa e Monari (in quanto vice presidenti del consiglio), Scola, Caffarra, Tettamanzi, Antonelli e altri arcivescovi in quanto presidenti delle conferenze episcopali regionali e ancora i vari presidenti delle commissioni nazionali della stessa Cei.
Bagnasco pare sia intenzionato a redigere un testo chiaro nei contenuti ma che non contenga ultimata rivolti al mondo della politica.
La nota indicherà il pensiero della Chiesa e, pur auspicando che i cattolici ne tengano conto, lascerà piena libertà di decisione ai politici.
È interesse di Bagnasco, infatti, non alzare troppo i toni dello scontro col mondo laico, ma piuttosto cercare di inaugurare una sua linea di conduzione dell’episcopato italiano che, pur rimanendo salda e intransigente sui principi, sappia dialogare con la società, la politica e con quella parte di Chiesa più legata - per intenderci - alle continue e ripetute parole di apertura del cardinale Martini e alle accolite affermazioni del suo successore a Milano, il cardinale Dionigi Tettemanzi.
E infatti, questo pomeriggio, la prolusione di Bagnasco che aprirà i lavori del consiglio permanente, si preannuncia all’insegna di due concetti: chiarezza e dialogo.
Chiarezza perché non si può tradire il papa e i suoi continui appelli a qui princìpi “non negoziabili” oramai noti a tutti. Dialogo perché, date le linee di principio, è corretto e anche utile ascoltare ogni voce affinché i princìpi non diventino uno scudo protettivo dietro il quale nascondersi senza essere più capaci di ascoltare ogni diversità.

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