Ratzinger: “Pentiti Europa apostata”

L’attacco all’Europa è forte, duro e apocalittico.
Un anno dopo il discorso rivolto ai politici cristiani del Ppe in cui per la prima volta parlò della necessità che l’Europa non tradisca quei princìpi e valori “non negoziabili” che appartengono alla sua secolare storia, Benedetto XVI - ricevendo quest’oggi in udienza il congresso europeo della Comece, la Commissione degli episcopati dell’Unione europea - tornerà sugli stessi temi con una radiografia del vecchio continente che non lascia spazio ad equivoci.
Il testo del papa - secondo quanto ha appreso il Riformista -, oltre a mostrare un’Europa condannata all’apostasia da se stessa più che da Dio in quanto incapace di proporre valori assoluti, sostiene il pieno diritto dei cristiani a difendere senza alcun tipo di compromesso quei valori e princìpi che la Chiesa ritiene “non negoziabili” e che sono divenuti “fondanti” per l’Europa anche grazie al contributo del cristianesimo.
Ratzinger interviene dopo che ieri era stato il “ministro degli Esteri” vaticano, monsignor Dominique Mamberti, a rivolgersi alla Comece ricordando con disappunto come il Parlamento europeo abbia accusato «ingiustamente», e quasi per 30 volte, la Chiesa cattolica e il Vaticano di «ingerenza in campo europeo», mentre i cristiani impegnati nello spazio pubblico europeo, «debbono considerare come prioritario e qualificante per il loro impegno pubblico, la tutela della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, e della struttura naturale della famiglia, come unione fra un uomo e una donna, fondata sul matrimonio».
E se anche l’Europa riconoscesse il patrimonio cristiano all’interno del trattato costituzionale, ciò «non conferirebbe un carattere confessionale all’Europa e nemmeno contrasterebbe con la sua laicità».
Anche l’ampio e articolato discorso odierno del papa conterrà richiami forti rivolti anzitutto ai cristiani perché siano più presenti e incisivi in quel di Bruxelles - perché è lì che si fanno molte delle politiche nazionali - non dimenticando però che la lotta parlamentare è solo la punta di un iceberg che non solo non esclude, ma semmai postula, l’impegno culturale e trasversale a difesa dei valori umani.
Parole dure e attuali anche per l’Italia, dunque, dove a breve è attesa la nota della Cei sui Dico.
Il discorso odierno dovrebbe riprendere quanto l’allora cardinale Ratzinger aveva più volte sostenuto in merito al difficile e intricato cammino dell’Unione europea verso il raggiungimento di un’adeguata struttura istituzionale.
Un’Europa che, sotto il profilo demografico, sembra incamminata su una via che potrebbe portarla, né più né meno, che al congedo dalla storia. E il risultato potrebbe essere un continente penalizzato da una preoccupante crisi economica, incapace di coesione sociale e quindi radicato nell’“individualismo”.
Come conquistare gli animi di quanti sono scettici o semplicemente delusi, perché si sentono minacciati, oppure hanno l’impressione che vari “capitoli” del progetto europeo siano stati “scritti” al di sopra e lontano da loro?
La ricetta di Ratzinger è semplice e viene tutta dal suo pensiero di teologo e di conoscitore delle dinamiche europee: non si può costruire un’autentica “casa comune” europea trascurando l’identità propria su cui il continente si è formato.
Un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica.
Se vengono meno questi valori, l’Europa potrà continuare a essere “lievito” per il mondo intero, senza corromperlo?
La risposta è evidentemente negativa, anche perché l’Europa odierna, mentre ambisce a porsi come una “comunità di valori”, sembra sempre più spesso contestare che ci siano “valori universali ed assoluti” e in questo senso non può che dubitare della sua stessa identità.
Ecco allora la condanna del pontefice verso l’idea che la ponderazione dei beni sia l’unica via per il discernimento morale e che il bene comune sia sinonimo di compromesso.
Un’accusa che tocca da vicino l’Italia dove sovente la strada del compromesso - lo si è visto nel dibattito per la legalizzazione delle coppie di fatto e lo si vedrà in futuro su altri temi eticamente delicati -, è quella che si cerca di percorrere.
La Chiesa ritiene sia indispensabile guardarsi da questo atteggiamento “pragmatico” che, seppure presentato come equilibrato e realista - è il pensiero del pontefice - in fondo tale non è, proprio perché nega quella dimensione “valoriale” e “ideale” che è inerente alla natura umana.
Lunedì toccherà al nuovo presidente della Cei, Angelo Bagnasco, tradurre queste parole nella tanto attesa nota sui Dico che tuttavia - lo ha detto ieri lo stesso Bagnasco al Corriere - non calerà sui parlamentari cattolici come una «clava» ma semplicemente chiarirà i motivi del “no” della Chiesa al ddl Bindi-Polastrini.

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