Il papa userà i toni forti con l’Europa e tornerà sui principi non negoziabili

È quest’oggi che il nuovo presidente della Cei Angelo Bagnasco esordisce ufficialmente in pubblico a Roma con un discorso che dovrebbe essere dedicato all’Europa e a cosa la Chiesa intenda debba essere la “giusta laicità” all’interno dei paesi del vecchio continente.
Dopo di lui, le parole dedicate a radiografare la situazione attuale dell’Europa del “ministro degli esteri” vaticano, ovvero monsignor Dominique Mamberti, che nella segreteria di Stato della Santa Sede governata dal cardinale Tarcisio Bertone cura i rapporti con gli Stati.
L’occasione dei due interventi è la riunione della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) riunita a Roma per il cinquantesimo anniversario dei trattati europei alla presenza anche del presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Pöttering.
Una riunione che cade un anno dopo il convegno promosso dal Partito popolare europeo nel quale Ratzinger coniò, per la prima volta, il termine «non negoziabili» riferito a quei principi che la Chiesa non vuole permettersi di eludere.
E pare ne possa parlare, il papa, di questi principi, nell’udienza che domani concederà proprio al Comece, spiegando come esattamente egli si auspichi l’Europa li interpreti.
Un discorso che si prevede dai toni forti e per nulla accondiscendenti con un’Europa che sempre più rifiuta come non valida l’esperienza cristiana all’interno della propria vita politica e civile.
Un discorso che inevitabilmente prenderà le difese della famiglia fondata sul matrimonio, tema attuale non soltanto nell’Italia in cui imperversa il dibattito sulla legalizzazione delle coppie di fatto, ma anche in tutta Europa dove molti paesi hanno però già legiferato in merito.
Papa Ratzinger potrebbe citare esplicitamente la parola «compromesso» quale azione non ritenuta opportuna laddove in ballo ci sono principi che la Chiesa ritiene non possano essere negoziabili in nessun modo.
Per la Chiesa del papa difensore della morale cristiana fin dai tempi della conduzione dell’ex Sant’Uffizio, esistono principi che vanno salvaguardati sempre e comunque.
Ma torniamo ad Angelo Bagnasco e a Dominique Mamberti. I loro discorsi apriranno la strada alle parole di domani del pontefice e, con ogni probabilità, entreranno concretamente nei problemi che il continente europeo oggi è chiamato ad affrontare.
Bagnasco, esplicando il giusto concetto di laicità, dovrebbe difendere la Chiesa dalle accuse di ingerenza che sovente le vengono mosse contro. La Chiesa – questo dovrebbe essere il centro del discorso del successore di Ruini alla guida della Cei -, è legittimata a parlare e spetta poi ai laici cercare di comprendere quanto essa dice e eventualmente accogliere le sue ragioni.
Quanto alla posizione che i politici cattolici italiani saranno chiamati ad assumere qualora il ddl Bindi-Pollastrini venga votato in Parlamento, dettagli più precisi verranno enucleati nella “nota sui Dico” che la settimana prossima il consiglio permanente della Cei andrà ad approvare.
Mamberti è l’uomo voluto da Bertone al suo fianco per coadiuvarlo nel difficile lavoro diplomatico della segreteria di Stato. Un lavoro che dopo i problemi seguiti al discorso del papa a Ratisbona è divenuto sempre più efficace, come ha ben dimostrato il viaggio del papa in Turchia lo scorso fine novembre e come si è evidenziato – per quanto riguarda l’azione diplomatica del segretario di Stato – nell’indiscusso successo raggiunto soltanto due giorni fa da Bertone all’incontro avvenuto a Milano con il gotha della finanza e dell’imprenditoria milanese.
Anche Mamberti dovrebbe quest’oggi richiamare il ruolo del cristianesimo in Europa. Le sue parole pare non abbiano come primo fine quello di indirizzare la stesura della “Dichiarazione di Berlino” in via di lavorazione nei lavori del Consiglio europeo di questo weekend.
La Santa Sede, infatti, non ritiene che la “Dichiarazione” venga integrata come preambolo nel trattato costituzionale e, anche per questo motivo, Mamberti non dovrebbe insistere sul fatto che nella dichiarazione si faccia un esplicito riferimento alle radici cristiane dell’Europa.
Al termine dei lavori, i vescovi stileranno un messaggio che verrà poi consegnato al presidente del Consiglio Romano Prodi che lo porterà a Berlino per il vertice informale di domani e dopo domani dove verrà firmata la “Dichiarazione”.
Il messaggio non terrà conto soltanto di quanto un comitato di saggi – tra i quali l’ex commissario Ue Mario Monti, l’ex presidente della Commissione Jacques Santer e l’ex presidente del Parlamento europeo Pat Cox – hanno scritto in questi giorni per “indirizzare” i lavori del Comece, ma principalmente prenderà spunto dalle parole del pontefice e di quanto oggi Bagnasco e Mamberti andranno a dire. Insieme, verrà tenuto presente quanto il Metropolita Emmanuel, membro del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico e Metropolita di Francia, e il Pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente delle Conferenze delle Chiese Europee, andranno a dire.


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