I cattolici in piazza chiedono “più famiglia”. Gay e amministrative li spingono contro Prodi
20 marzo 2007 -
«Vigileremo perché la manifestazione non sia contro i Dico e quindi non abbia carattere strettamente politico. Per questo motivo non inviteremo nessun ministro del governo e in generale nessun politico. Certo, essendo una manifestazione aperta a tutti i cittadini, chiunque potrà parteciparvi (Mastella e Fioroni, ad esempio, ma anche altri politici di maggioranza e opposizione, Teodem inclusi, hanno già annunciato la loro presenza, ndr, ma non accetteremo nessun genere di strumentalizzazione. Tra l’altro, lo stesso Manifesto che abbiamo firmato, oltre a essere equilibrato e a chiedere esclusivamente politiche sociali in favore della famiglia, non cita espressamente il ddl Bindi-Pollastrini sui Dico ma soltanto il nostro “sì” alla famiglia fondata sul matrimonio così come è sancito nella carta costituzionale. Ovviamente l’equiparazione al matrimonio di altre forme di convivenza è giudicata dal Manifesto negativamente e in questo senso non ci sono dubbi: le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. Ma la manifestazione non è una crociata anti-Dico».
Così ieri al Riformista Andrea Olivero, presidente della Acli, poco dopo l’«ottima» – così l’ha definita lui – conclusione del summit delle associazioni familiari (41 a livello nazionale oltre a 20 forum regionali per oltre 3 milioni di famiglie) che ha stabilito che il “Family day” dei cattolici si chiamerà “Più famiglia” – “Ciò che è bene per la famiglia è bene per il paese”, è il sottotitolo – e si terrà il 12 maggio in piazza san Giovanni a Roma.
Una manifestazione alla quale non ha aderito soltanto l’Agesci (Associazione Guide e Scout cattolici italiani) ma esclusivamente per motivi di procedure decisionali interne.
Nei prossimi giorni – lo spiegano dalla segreteria organizzativa della manifestazione – «l’Agesci dovrebbe aderire anche perché nella stesura del Manifesto si è tenuto conto di alcune loro esplicite richieste».
Piuttosto, desta stupore l’adesione delle associazioni nazionali Agedo (associazione genitori di omosessuali), Arcigay, Arcilesbica, Famiglie arcobaleno (associazione papà e mamme omosessuali), Liff (Lega italiana famiglie di fatto) ed anche il Comitato promotore del Manifesto per l’eguaglianza dei diritti, che chiede l’accesso all’istituto del matrimonio civile anche per le persone lesbiche e gay: «Il 12 maggio – ha dichiarato Sergio Rovasio, radicale, membro della direzione della Rosa nel Pugno – è l’anniversario della vittoria sul divorzio ed è giusto riconoscere la possibilità a chiunque di farsi (o rifarsi) una famiglia: ai divorziati eterosessuali così come alle persone lesbiche e gay. La scelta di questa data non può essere casuale e ce ne rallegriamo».
«Queste associazioni – hanno spiegato ieri al Riformista gli organizzatori della manifestazione – non erano invitate al tavolo della discussione e quindi prendiamo atto a posteriori delle loro dichiarazioni. La manifestazione è aperta a tutti ma nessuno potrà tradire lo spirito e il senso del Manifesto».
Quanto ai timori che la manifestazione divenga uno spot elettorale contro il governo Prodi, è ancora Olivero a fugare ogni dubbio: «In questo senso siamo del tutto soddisfatti perché tutti quelli che hanno firmato il Manifesto erano d’accordo nell’evitare questo pericolo. Certo, siamo consapevoli che la manifestazione avrà luogo soltanto due settimane prima del voto delle amministrative, ma altre date non c’erano. Sappiamo che ogni regione sta decidendo sue leggi in tema di politiche familiari e quindi siamo consapevoli che la manifestazione potrebbe forse influire sul voto delle amministrative, ma faremo di tutto perché non abbia luogo alcuna strumentalizzazione».
E ancora: «La manifestazione non sarà il luogo per un confronto con i ministri e i politici. Il confronto dovrà avvenire più avanti, agli Stati Generali indetti dal ministro Bindi per fine maggio. Quella sarà la sede più appropriata».
Il 12 maggio gran parte delle gerarchie del Vaticano non sarà in Italia ma partirà al seguito del papa in Brasile per il suo viaggio apostolico (dal 9 al 14 maggio) in occasione della quinta conferenza generale dell’episcopato latino americano e dei carabi. Anche il nuovo presidente della Cei, Angelo Bagnasco, si terrà alla larga della piazza, pur aderendo in tutto allo spirito della manifestazione.
Dalla segreteria di Stato vaticana, la voce che voleva il cardinale Tarcisio Bertone impegnato per bloccare la manifestazione perché così aveva promesso a Prodi un mese fa nell’incontro avvenuto all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, è stata seccamente smentita.
Bertone in questi giorni, è stato informato da monsignor Rino Fisichella sull’andamento dei preparativi e anche lui, come Bagnasco, ritiene l’evento più che legittimo.
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