«Voglio vedere lesbiche e gay cattolici in piazza al Family Day»

«Mi piacerebbe vedere le lesbiche e i gay cattolici in piazza per il Family Day a dire il loro forte e chiaro sì alla famiglia fondata sul matrimonio».
Lo dice al Riformista, senza paura, don Oreste Benzi, tonaca lunga e nera di almeno due taglie più larga di quanto occorrerebbe tanto che il colletto bianco, alto alla romana, gira ampio intorno al collo da prete di strada quale egli è.
Ma va bene così: l’abito, per don Benzi, è innanzitutto importante che il prete lo indossi.
E fa niente se è largo, magari usurato, consumato.
Da sola, la tonaca nera, è segno visibile di una vocazione abbracciata per fede.
È questo il suo scopo e mai deve essere disatteso, anche e soprattutto quando si va per le strade italiane – come fa don Benzi – a «liberare le schiave del sesso», come le chiama lui le prostitute.
«Cosa fai lì in strada?», chiede don Benzi quando vede una prostituta ai bordi di una strada. «Vieni con me – le dice -, ti libero io e se mi segui di offro anche un lavoro col quale puoi campare onestamente».
Di ragazza in ragazza, la Rimini nella quale egli abita, è stata del tutto debellata dalla piaga della prostituzione e «se i politici mi ascoltassero – dice don Benzi – l’intera Italia potrebbe essere liberata in una settimana. Ma nessuno ha mai avuto il coraggio di starmi a sentire».
Fondatore della Comunità papa Giovanni XXIII, don Benzi non si occupa solo delle donne di strada. La sua comunità è un vero e proprio movimento di laici impegnati nel sociale, sulle frontiere di ogni dolore: orfani, disagiati, poveri, handicappati, sono le persone che la Comunità di don Benzi accoglie e letteralmente salva da una vita di miserie ed emarginazione.
A metà maggio, se il Family Day si farà, don Benzi porterà a Roma tutta la sua Comunità.
«Saremo in prima fila – spiega – e con me vorrei ci fossero anche quei tantissimi gay e lesbiche cattolici che conosco da anni e che stimo immensamente». Gay e lesbiche cattolici? «Esattamente. Sono tantissimi e vivono la loro condizione cristianamente, fedeli cioè a una vita di castità, impegnati in tutti i campi dell’attività umana».
«Molti di loro – dice don Benzi -, grazie alla particolare sensibilità di cui sono dotati, sono artisti, persone uniche che riescono ad esprimere ciò che sono in modo mirabile. Non devono avere paura della loro condizione. Devono uscire allo scoperto, scendere in piazza e dire a tutti che sono omosessuali che credono in Dio e che cercano si seguire i suoi insegnamenti».
Per don Benzi, che un gay manifesti apertamente il proprio sì alla famiglia non è una contraddizione.
«Le contraddizioni sono altre: ad esempio la posizione di Rosy Bindi e di altri politici che si dicono cattolici e poi si adoperano per promuovere leggi palesemente contro la natura. Dove andremo a finire? Per non parlare dei sessanta della Margherita che hanno sostenuto i Dico. Ma non ascoltano quanto dice il papa? Ma non hanno letto la Sacra Scrittura? A leggere il ddl Bindi-Pollastrini devo rispondere di no. Beninteso, io non sono di per sé contro le unioni civili. In fondo un matrimonio, anche civile, offre stabilità e gli eventuali figli di tali unioni sarebbero comunque tutelati. Ma se accanto alle unioni civili tra uomo e donna si legalizzano anche quelle tra persone omosessuali si inserisce un disordine a cui poi sarà dura, se non impossibile, riparare».
Don Benzi non è persona che le manda a dire.
Il suo stile è sempre stato così, a costo di risultare impopolare e inviso ai più.
E infatti incalza: «Ma la sinistra non era contro il precariato? Coi Dico viene immesso il precariato direttamente nel cuore della vita della società, perché tutto sarà aleatorio, irresponsabile, precario appunto. E ancora mi domando: la sinistra non lotta strenuamente per la genuità, la salvaguardia della natura? E allora perché promuovere leggi che deturpano la natura, che sono ad essa palesemente contrarie?».
E ancora: «L’onorevole Grillini mi ha detto che ho paura degli omosessuali e dell’omosessualità in genere. Ma scherziamo? Io gli omosessuali li voglio in piazza, accanto a me, a dire che c’è un modo di vivere la propria condizione diverso, un modo che addirittura fa essere a favore della famiglia tradizionale, senza compromessi. Altro che paura».


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