Putin alla ricerca di sponde politiche. Mentre il papa è attendista con Alessio II

Un incontro tra i leader di due Stati, con risvolti religiosi seppure probabilmente non affrontati in modo esplicito.
Questo il senso del primo colloquio – oggi in Vaticano – tra il presidente russo Vladimir Putin e papa Benedetto XVI.
Putin – significativo il fatto che venga ricevuto dal papa ben prima di George W. Bush il quale pare sia atteso oltre il Tevere soltanto nel prossimo giugno -, contravvenendo a quanto fecero prima di lui i premier Michail Gorbaciov e Boris Eltsin con Giovanni Paolo II, non dovrebbe avanzare un invito esplicito al papa a visitare Mosca. Una mossa del genere, infatti, sarebbe troppo offensiva nei confronti del patriarca ortodosso Alessio II il quale tiene particolarmente a tessere personalmente i rapporti ecumenici con il Vaticano come anche con le altre Chiese ortodosse.
E, inoltre, in questo momento storico, un tale invito potrebbe non aiutare il dialogo tra lo stesso Ratzinger e Alessio II che mai come in questi ultimi mesi sembra essersi incanalato su binari positivi.
Lo testimonia la decisione presa dal metropolita ortodosso Kirill, presidente del dipartimento relazioni estere del patriarcato di Mosca, di scrivere in lingua russa la prefazione del libro “Introduzione al cristianesimo” di Ratzinger, libro editato dalla “Biblioteca dello Spirito”.
Comunque è lo stesso Benedetto XVI, che conosce bene la sensibilità di Alessio II, a non avere mai insistito per una sua visita a Mosca. Piuttosto, il pontefice, con riservatezza e non poca furbizia diplomatica, pare stia lavorando per arrivare a un incontro in campo neutro, probabilmente in Austria o Ungheria.
Certo, l’arrivo di Putin in Vaticano – nel 2000 e nel 2003 era già stato ricevuto da Giovanni Paolo II -, potrebbe servire, in qualche modo, per mostrare ad Alessio II come la Santa Sede sia un’istituzione dell’Occidente particolarmente attenta alla sensibilità russa e, come è la Chiesa ortodossa, baluardo contro una dilagante secolarizzazione.
E in questo senso l’incontro di oggi potrebbe ulteriormente smorzare la secolare durezza dell’ortodossia russa nei confronti di Roma, ma niente più.
In linea generale, ciò che Putin va cercando nei sacri palazzi è innanzitutto un appoggio per altre “battaglie” non meno urgenti per il suo paese perché riguardanti la politica internazionale.
E queste “battaglie” egli metterà sul piatto del dialogo di oggi – grazie agli anni in cui Putin lavorava al servizio del Kgb nella Rdt i due si parleranno in tedesco – con Ratzinger.
Si tratta del problema dell’islam, fenomeno che preoccupa Mosca e contro il quale il presidente russo ritiene la Santa Sede alleato imprescindibile. Si tratta del problema riguardante la contesa della Cecenia dove Putin ha insidiato non senza polemiche il presidente Ramzan Khardirov e poi dei rapporti con l’Iran e anche con il Kosovo rispetto al quale Mosca minaccia di porre il veto se le Nazioni Unite spingeranno per un piano che prevede un nuovo status del paese senza l’approvazione di albanesi e serbi.
Oggi Putin, dopo l’incontro col papa, sarà al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Poi, in serata, pranzo con Prodi e domani la partenza per Bari, per il vertice vero e proprio, a cui parteciperanno cinque ministri da parte russa e sette da parte italiana.
Bari è città ponte tra cultura cattolica e ortodossa. E anche se i temi religiosi non saranno esplicitamente a tema nel colloquio Putin-Ratzinger, la presenza del presidente russo nella città considerata una capitale dell’ortodossia poiché qui si trova la basilica san Nicola di Myra che gli ortodossi venerano come loro protettore, non passerà inosservata soprattutto nelle stanze del Patriarcato moscovita.
Alessio II non ha visto bene la visita di Ratzinger in Turchia a causa della grande popolarità che il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha guadagnato non soltanto in Vaticano ma soprattutto nelle Chiese ortodosse. La presenza di Putin a Bari sarà più che altro simbolica nella contesa della primazia da sempre esistente tra le Chiese ortodosse. Dove invece il patriarcato moscovita concretamente tornerà a far sentire la sua voce sulle altre Chiese ortodosse sarà a Ravenna in occasione dell’incontro della Commissione mista del prossimo ottobre. Qui Bartolomeo I ha invitato il papa. Qui Alessio II manderà a controllare l’evolversi della situazione un suo uomo di fiducia: Hilarion Alffev, vescovo di Vienna e dell’Austria e rappresentante della chiesa russo-ortodossa di Mosca presso la Comunità Europea.


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