Anche gli angeli agli esercizi di papa Ratzinger

Il mondo invisibile è più reale di quello visibile. Gli angeli e gli arcangeli, ad esempio, ma anche i cherubini e i serafini che lo popolano sono presenze concrete e chiunque, se ha fede, può accorgersi della loro presenza. Questo il tema, tutto celeste e dedicato alle cose di lassù, degli esercizi spirituali di Quaresima che l’intramontabile cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, sta tenendo in Vaticano per il papa e per i cardinali e i vescovi che lavorano nella curia romana.
È dalla scorsa domenica - e la cosa andrà avanti fino a sabato prossimo - che alle 8.30 del mattino il cortile di San Damaso è tutto un brulicare di macchine blu che si fermano per far scendere le berrette rosse e viola dei cardinali e dei vescovi (tra loro anche qualche ex nunzio che oggi vive in pensione nel collegio di Santa Marta) convenuti per ascoltare le catechesi del porporato milanese voluto direttamente da Ratzinger per condurre le meditazioni in vista della Pasqua.
Berrette che si affollano sotto l’ascensore del palazzo apostolico e che, a gruppetti di tre o quattro, vengono trasportate su, fino al terzo piano dello stesso palazzo dove c’è la cappella Redemptoris Mater. Gli appartamenti del papa sono poco più in là, a pochi metri, ma la porta è sempre chiusa.
Fuori della cappella, presuli e porporati accompagnati dai rispettivi segretari, lasciano agli uscieri pontifici i propri cappotti ricevendo in cambio un numerino. Poi l’entrata in cappella dove, ad attendere i partecipanti, ci sono poltrone e inginocchiatoi rivestiti di un’imbottitura color miele.
Sullo sfondo, davanti all’altare, una sedia e un tavolo che aspettano il predicatore, Biffi appunto. Dietro l’altare un mosaico rappresentante la Trinità e, di fianco, la Madonna che tiene in braccio Gesù bambino col Vangelo aperto in mano. È tempo di rivolgere i pensieri alle cose del cielo, e la cappella Redemptoris Mater, riammodernata sotto Giovanni Paolo II perché esprima con tanto di quadri e mosaici la sintesi dell’essenza teologica dell’Oriente e dell’Occidente, i “due polmoni” della Chiesa, serve bene allo scopo.
Biffi arriva verso le nove del mattino per intonare il canto delle Lodi. Finito il canto, un piccola giravolta verso destra e un appena accennato inchino rivolto verso una porta laterale che dà su una stanzetta. Lì dentro - lo può vedere soltanto lui -, c’è il papa e, poco dietro, i due segretari: don Georg e don Mietek.
La meditazione del mattino è tutta teologica, ma breve. Se monsignor Bruno Forte, durante gli esercizi quaresimali del 2004 - i penultimi di Wojtyla - parlava anche per più di un’ora, Biffi non supera mai la mezz’ora. Per non far addormentare i convenuti, sovente si lascia andare a qualche battuta di spirito, così, tanto per dare uno scossone e riagguantare l’attenzione quando questa va scemando. L’ultima si riferisce ai gatti: «La Bibbia non ne parla mai - avrebbe detto Biffi -. Parla solo dei cani. Eppure, anche se la Bibbia non ne parla, tutti sanno che i gatti esistono. La stessa cosa vale per gli abitanti del cielo. Anche se nessuno ne parla mai, tutti dovrebbero comunque sapere che esistono».
Alle 10.15 tutti in piedi per la recita dell’ora Terza. E poi un’altra breve meditazione. Poi tutti a casa, per pranzo, fino alle 17, quando Biffi riprende le sue lezioni del pomeriggio. Qui la teologia lascia spazio ai testimoni delle cose invisibili. Significative le figure di cui Biffi ha deciso di parlare. Si va dai cardinali Ildefonso Schuster e Giovanni Colombo - entrambi furono arcivescovi di Milano prima dell’era Martini - fino a Vladimir Sergeevic Soloviev che per il suo racconto dell’anticristo (1900) è a tutti gli effetti figura profetica e attuale.
Alle 17.30 un piccolo break. Le berrette tornano a camminare, girovagando per i corridoi del terzo piano del palazzo apostolico. Nessuno parla. Il silenzio viene mantenuto. Qualcuno sgrana il rosario. Qualcun’altro guarda giù dai finestroni. E medita. O almeno sembra farlo. Nella cappella, l’organo sommessamente intrattiene chi è rimasto a pregare.
Alle 17.45 il rientro. Quindi i Vespri e l’esposizione del Santissimo. Il papa è ancora lì, ma nessuno lo vede. Soltanto sabato prossimo dirà due parole conclusive. Ora non è ancora il tempo di parlare. Ora si meditano in silenzio le cose del cielo.

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