I Papaboys eslcusi dalla Clericus Cup per troppa laicità

Saranno contenti i tradizionalisti cattolici. Quelli, per intenderci, che ritengono l’apertura al mondo debba essere dosata senza tradire il nucleo originario della fede. E, di contro, saranno delusi i cattolici post conciliari, quelli delle grandi avances alle istanze del secolo, coloro per i quali evangelizzazione non significa arroccamento ma innanzitutto comprensione.
La notizia, infatti, ha del clamoroso. Nei sacri palazzi pare non si parli d’altro: nel campionato di calcio vaticano - quella Clericus Cup fortissimamente voluta dal salesiano segretario di Stato Tarcisio Bertone e iniziata in grande stile lo scorso sabato - dopo che era stata accettata l’iscrizione della squadra bianco-gialla dei Papaboys, si è verificato un inspiegabile retrofront tanto che, all’ultimo, l’undici è stato escluso - lo hanno reso noto gli stessi Papaboys - per «motivi di troppa laicità». Che notizia! Altro che dibattito sui Dico e sulle presunte ingerenze della Chiesa nelle cose dello Stato. In sostanza, con buona pace del carisma di San Giovanni Bosco, all’oratoriano torneo vaticano è stata esclusa una squadra perché formata da laici e non da preti o religiosi.
«Dove andremo a finire?», si sono chiesti con manifesta preoccupazione gli osservatori più attenti delle cose vaticane. Come è possibile andare incontro ai cosiddetti giovani se l’arroccamento della Chiesa inizia proprio da quel settore - lo sport - dove è più facile, immediato, incontrarsi? Una domanda spinosa, che esige - ce lo si augura davvero - una pronta risposta da chi ha organizzato il sacro torneo.
I Papaboys - e la cosa è confortevole - saputa la notizia hanno subito reagito. Innanzitutto hanno deciso di continuare ad allenarsi in solitudine, un po’ come appartenessero a quella squadra formata da giocatori professionisti che, in assenza di un team disposto a contrattualizzarli, si allenano insieme senza partecipare ad alcuna competizione. In secondo luogo, la reazione ha preso forma nella decisione di nominare, come presidente onorario della propria compagine, una figura che, per la sua indubbia fede, pare abbia una particolare dimestichezza con la risoluzione - tramite preghiera d’intercessione - delle cause impossibili. Si tratta di suor Maria Bertilla Carfagna, religiosa ben conosciuta nella curva Sud dell’Olimpico di Roma perché anni addietro evangelizzava gli ultrà romanisti regalando loro rosari coi grani dipinti, ovviamente, di giallo e di rosso. Altro che la laziale e telegenica suor Paola. I Papaboys hanno scelto una religiosa battezzata nel 1939 direttamente da Pio XII, una religiosa capace di far dire a Wojtyla - era l’inizio del suo pontificato e ne è stata lei l’artefice - «io tifo per la Roma». Una suora che, nella sua stanza, può esibire una statuina della Madonna di Fatima regalatale direttamente dallo stesso Giovanni Paolo II. Basterà per essere riammessi, magari il prossimo anno, nella Clericus Cup? Chi vivrà vedrà. Non c’è in ballo il futuro di Santa Romana Chiesa. E però…


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