E adesso il Vaticano sta in silenzio e aspetta le larghe intese

Adesso silenzio. Profilo basso, bassissimo. Poche dichiarazioni e soprattutto nessun accenno alla crisi che ha investito il governo Prodi. Perché soltanto così, forse, potrà vedere la luce un nuovo governo di larghe intese in cui - lo sussurrano nei sacri palazzi vaticani - «convergano, come in una grande sacca, politici la cui azione abbracci o quantomeno non disdegni ciò che la dottrina sociale della Chiesa insegna». Grandi intese che escludano le ali più radicali, che scartino ai lati «i laicisti d’ogni estrazione che ostinatamente si oppongono ai dettami della legge naturale». Grandi intese che sappiano dare stabilità al paese, che siano interessate al bene comune e, soprattutto, che accantonino definitivamente provvedimenti che intaccano la legge naturale come è ritenuto fare il ddl Bini-Pollastrini sui Dico. E in questo senso, se sia l’Udc a doversi unire con l’Ulivo o, di più, se tocchi a Ds e Margherita puntare su un governo di larghe intese alla tedesca con An e Forza Italia, poco importa. Ciò che conta è che non si ritenti l’esperienza dei nove mesi appena trascorsi dove era la sinistra radicale a tenere sotto scacco l’intera maggioranza e, l’importante, è che non si vada subito alle elezioni perché, a conti fatti, è meglio lavorare per qualche anno su riforme condivise - innanzitutto sulla riforma del sistema elettorale - che tornare al «pasticcio di una maggioranza che pur di mantenere il potere rinunzi a lavorare per ciò di cui il paese necessita».

Il silenzio è la strada privilegiata dalla Santa Sede perché tutto ciò si avveri. E i primi che devono rigorosamente mantenersi silenti sono i media più vicini alle gerarchie della Chiesa: L’Osservatore Romano, innanzitutto, che negli ultimi giorni non ha fatto accenni significativi alla crisi di governo ma soltanto ha insistito - è un leitmotiv tutto del giornale ufficioso della Santa Sede - sul continuo aumentare in Italia delle «morti bianche» causate da motivi di sicurezza sul posto di lavoro.

Anche il Sir, il bollettino ufficiale della conferenza episcopale italiana, ha capito che non sono questi i tempi dei grandi proclami ma che conviene spaziare su evangelizzazione, salvaguardia del creato e diritto alla vita senza minimamente accennare alla situazione politica del paese. Così anche Avvenire, che seppure segua con puntiglioso interesse le vicende politiche, si guarda bene da proporre sue ipotesi per una futura coalizione di governo: “Maggioranza cercasi. Quale?”, intitolava enigmaticamente ieri il quotidiano della Cei. Nelle pagine interne, in evidenza le due icone del momento. Oltre a un intervista al divino Giulio che non firma «cambiali in bianco» - sono parole di Andreotti - perché «un governo serio fa le riforme» - un governo di centro? -, ecco per l’ennesima volta la gigantografia di colui che imperterrito continua ad essere la vera stella del momento oltre il Tevere: Clemente Mastella, che pur mostrandosi possibilista sul rinvio alle Camere e quindi sulla prosecuzione del governo Prodi, riesce anche a «riscrivere l’agenda» dello stesso governo perché è ora di finirla: «Adesso - dice il catto-papista Clemente - basta con i Dico».

Segreteria di Stato vaticana e leadership della conferenza episcopale italiana si adoperano insieme per favorire la strada del silenzio. La nota di Ruini sui Dico è quasi pronta, ma prima di pubblicarla è meglio vedere che aria butta. È meglio aspettare e osservare se quei maledetti Dico vengono eliminati dall’agenda politica o meno. Poi, la nota per indirizzare la libertà di coscienza dei cattolici circa quei pseudo Pacs che sono i Dico, potrà essere offerta al pubblico giudizio.
Tra le alte gerarchie vaticane l’unico che si trova in questi giorni costretto a dire la sua è monsignor Elio Sgreccia della pontificia accademia per la Vita. Lui, già da un anno, aveva organizzato un convegno dedicato all’obiezione di coscienza quando in ballo ci sono tematiche etiche rilevanti. Lui, non potrà non confermare anche quanto ieri ha già cominciato a dire: esiste «l’obiezione di coscienza verso il servizio militare e l’aborto, ma anche problemi nuovi, che toccano la questione - controversa in questo momento in Italia - delle coppie omosessuali». Che piaccia o no, secondo il presule l’Italia dovrà fare i conti con quei sindaci che i Dico, in coscienza, proprio non se la sentiranno, se legalizzati, di accettarli nel proprio Comune.

Il segretario di Stato Tarcisio Bertone, ma anche il presidente della Cei uscente, il cardinale Camillo Ruini - a proposito, è oramai data per accettata da entrambi l’ipotesi Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nuovo presidente della conferenza episcopale italiana - pare che in queste ore non abbiano volutamente preso contatti con esponenti del mondo politico. Dopo l’incontro per nulla distensivo avvenuto lo scorso lunedì all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede con le cariche istituzionali del paese, si vuole evitare ogni contatto compromettente. Oggi è il tempo dell’attesa. Quando Napolitano comunicherà la propria decisione e l’agenda del futuro governo sarà chiara, tornerà il tempo, se sarà il caso, dell’interventismo a tutto campo, perché va bene tutto, ma la legge naturale quella no, non si tocca.

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