Anche gli angeli agli esercizi di papa Ratzinger
Feb 28, 2007 il Riformista
Il mondo invisibile è più reale di quello visibile. Gli angeli e gli arcangeli, ad esempio, ma anche i cherubini e i serafini che lo popolano sono presenze concrete e chiunque, se ha fede, può accorgersi della loro presenza. Questo il tema, tutto celeste e dedicato alle cose di lassù, degli esercizi spirituali di Quaresima che l’intramontabile cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, sta tenendo in Vaticano per il papa e per i cardinali e i vescovi che lavorano nella curia romana.
È dalla scorsa domenica - e la cosa andrà avanti fino a sabato prossimo - che alle 8.30 del mattino il cortile di San Damaso è tutto un brulicare di macchine blu che si fermano per far scendere le berrette rosse e viola dei cardinali e dei vescovi (tra loro anche qualche ex nunzio che oggi vive in pensione nel collegio di Santa Marta) convenuti per ascoltare le catechesi del porporato milanese voluto direttamente da Ratzinger per condurre le meditazioni in vista della Pasqua.
Berrette che si affollano sotto l’ascensore del palazzo apostolico e che, a gruppetti di tre o quattro, vengono trasportate su, fino al terzo piano dello stesso palazzo dove c’è la cappella Redemptoris Mater. Gli appartamenti del papa sono poco più in là, a pochi metri, ma la porta è sempre chiusa.
Fuori della cappella, presuli e porporati accompagnati dai rispettivi segretari, lasciano agli uscieri pontifici i propri cappotti ricevendo in cambio un numerino. Poi l’entrata in cappella dove, ad attendere i partecipanti, ci sono poltrone e inginocchiatoi rivestiti di un’imbottitura color miele.
Sullo sfondo, davanti all’altare, una sedia e un tavolo che aspettano il predicatore, Biffi appunto. Dietro l’altare un mosaico rappresentante la Trinità e, di fianco, la Madonna che tiene in braccio Gesù bambino col Vangelo aperto in mano. È tempo di rivolgere i pensieri alle cose del cielo, e la cappella Redemptoris Mater, riammodernata sotto Giovanni Paolo II perché esprima con tanto di quadri e mosaici la sintesi dell’essenza teologica dell’Oriente e dell’Occidente, i “due polmoni” della Chiesa, serve bene allo scopo.
Biffi arriva verso le nove del mattino per intonare il canto delle Lodi. Finito il canto, un piccola giravolta verso destra e un appena accennato inchino rivolto verso una porta laterale che dà su una stanzetta. Lì dentro - lo può vedere soltanto lui -, c’è il papa e, poco dietro, i due segretari: don Georg e don Mietek.
La meditazione del mattino è tutta teologica, ma breve. Se monsignor Bruno Forte, durante gli esercizi quaresimali del 2004 - i penultimi di Wojtyla - parlava anche per più di un’ora, Biffi non supera mai la mezz’ora. Per non far addormentare i convenuti, sovente si lascia andare a qualche battuta di spirito, così, tanto per dare uno scossone e riagguantare l’attenzione quando questa va scemando. L’ultima si riferisce ai gatti: «La Bibbia non ne parla mai - avrebbe detto Biffi -. Parla solo dei cani. Eppure, anche se la Bibbia non ne parla, tutti sanno che i gatti esistono. La stessa cosa vale per gli abitanti del cielo. Anche se nessuno ne parla mai, tutti dovrebbero comunque sapere che esistono».
Alle 10.15 tutti in piedi per la recita dell’ora Terza. E poi un’altra breve meditazione. Poi tutti a casa, per pranzo, fino alle 17, quando Biffi riprende le sue lezioni del pomeriggio. Qui la teologia lascia spazio ai testimoni delle cose invisibili. Significative le figure di cui Biffi ha deciso di parlare. Si va dai cardinali Ildefonso Schuster e Giovanni Colombo - entrambi furono arcivescovi di Milano prima dell’era Martini - fino a Vladimir Sergeevic Soloviev che per il suo racconto dell’anticristo (1900) è a tutti gli effetti figura profetica e attuale.
Alle 17.30 un piccolo break. Le berrette tornano a camminare, girovagando per i corridoi del terzo piano del palazzo apostolico. Nessuno parla. Il silenzio viene mantenuto. Qualcuno sgrana il rosario. Qualcun’altro guarda giù dai finestroni. E medita. O almeno sembra farlo. Nella cappella, l’organo sommessamente intrattiene chi è rimasto a pregare.
Alle 17.45 il rientro. Quindi i Vespri e l’esposizione del Santissimo. Il papa è ancora lì, ma nessuno lo vede. Soltanto sabato prossimo dirà due parole conclusive. Ora non è ancora il tempo di parlare. Ora si meditano in silenzio le cose del cielo.
Citazioni
Feb 28, 2007 Pensieri sparsi
Il mio illustre collega e compagno di stanza Fabrizio D’Esposito legge così il mio pezzo odierno inserito nel post precedente: «Sul Riformista di oggi, il nostro bravissimo vaticanista Paolo Rodari ci informa che nella Quaresima di quest’anno è il cardinale Biffi a predicare gli esercizi spirituali al papa. Il tema è un po’ sorprendente e certamente spiazzerà i teo-con, gli atei devoti e i cristiani senza ostia. Ovvero i cherubini e i serafini. Nel senso degli angeli, ovviamente, non delle due correnti rosa dei Ds».
Biffi e gli angeli
Feb 27, 2007 Pensieri sparsi
«Aprirsi alla possibilità di un mondo invisibile vuol dire affacciarsi a un mondo in cui ogni sorpresa è possibile, a un mondo che non esclude, ad esempio, la presenza degli angeli».
Parole del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, nelle prime meditazioni agli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano alla presenza del papa.
I Papaboys eslcusi dalla Clericus Cup per troppa laicità
Feb 27, 2007 il Riformista
Saranno contenti i tradizionalisti cattolici. Quelli, per intenderci, che ritengono l’apertura al mondo debba essere dosata senza tradire il nucleo originario della fede. E, di contro, saranno delusi i cattolici post conciliari, quelli delle grandi avances alle istanze del secolo, coloro per i quali evangelizzazione non significa arroccamento ma innanzitutto comprensione.
La notizia, infatti, ha del clamoroso. Nei sacri palazzi pare non si parli d’altro: nel campionato di calcio vaticano - quella Clericus Cup fortissimamente voluta dal salesiano segretario di Stato Tarcisio Bertone e iniziata in grande stile lo scorso sabato - dopo che era stata accettata l’iscrizione della squadra bianco-gialla dei Papaboys, si è verificato un inspiegabile retrofront tanto che, all’ultimo, l’undici è stato escluso - lo hanno reso noto gli stessi Papaboys - per «motivi di troppa laicità». Che notizia! Altro che dibattito sui Dico e sulle presunte ingerenze della Chiesa nelle cose dello Stato. In sostanza, con buona pace del carisma di San Giovanni Bosco, all’oratoriano torneo vaticano è stata esclusa una squadra perché formata da laici e non da preti o religiosi.
«Dove andremo a finire?», si sono chiesti con manifesta preoccupazione gli osservatori più attenti delle cose vaticane. Come è possibile andare incontro ai cosiddetti giovani se l’arroccamento della Chiesa inizia proprio da quel settore - lo sport - dove è più facile, immediato, incontrarsi? Una domanda spinosa, che esige - ce lo si augura davvero - una pronta risposta da chi ha organizzato il sacro torneo.
I Papaboys - e la cosa è confortevole - saputa la notizia hanno subito reagito. Innanzitutto hanno deciso di continuare ad allenarsi in solitudine, un po’ come appartenessero a quella squadra formata da giocatori professionisti che, in assenza di un team disposto a contrattualizzarli, si allenano insieme senza partecipare ad alcuna competizione. In secondo luogo, la reazione ha preso forma nella decisione di nominare, come presidente onorario della propria compagine, una figura che, per la sua indubbia fede, pare abbia una particolare dimestichezza con la risoluzione - tramite preghiera d’intercessione - delle cause impossibili. Si tratta di suor Maria Bertilla Carfagna, religiosa ben conosciuta nella curva Sud dell’Olimpico di Roma perché anni addietro evangelizzava gli ultrà romanisti regalando loro rosari coi grani dipinti, ovviamente, di giallo e di rosso. Altro che la laziale e telegenica suor Paola. I Papaboys hanno scelto una religiosa battezzata nel 1939 direttamente da Pio XII, una religiosa capace di far dire a Wojtyla - era l’inizio del suo pontificato e ne è stata lei l’artefice - «io tifo per la Roma». Una suora che, nella sua stanza, può esibire una statuina della Madonna di Fatima regalatale direttamente dallo stesso Giovanni Paolo II. Basterà per essere riammessi, magari il prossimo anno, nella Clericus Cup? Chi vivrà vedrà. Non c’è in ballo il futuro di Santa Romana Chiesa. E però…
E adesso il Vaticano sta in silenzio e aspetta le larghe intese
Feb 24, 2007 il Riformista
Adesso silenzio. Profilo basso, bassissimo. Poche dichiarazioni e soprattutto nessun accenno alla crisi che ha investito il governo Prodi. Perché soltanto così, forse, potrà vedere la luce un nuovo governo di larghe intese in cui - lo sussurrano nei sacri palazzi vaticani - «convergano, come in una grande sacca, politici la cui azione abbracci o quantomeno non disdegni ciò che la dottrina sociale della Chiesa insegna». Grandi intese che escludano le ali più radicali, che scartino ai lati «i laicisti d’ogni estrazione che ostinatamente si oppongono ai dettami della legge naturale». Grandi intese che sappiano dare stabilità al paese, che siano interessate al bene comune e, soprattutto, che accantonino definitivamente provvedimenti che intaccano la legge naturale come è ritenuto fare il ddl Bini-Pollastrini sui Dico. E in questo senso, se sia l’Udc a doversi unire con l’Ulivo o, di più, se tocchi a Ds e Margherita puntare su un governo di larghe intese alla tedesca con An e Forza Italia, poco importa. Ciò che conta è che non si ritenti l’esperienza dei nove mesi appena trascorsi dove era la sinistra radicale a tenere sotto scacco l’intera maggioranza e, l’importante, è che non si vada subito alle elezioni perché, a conti fatti, è meglio lavorare per qualche anno su riforme condivise - innanzitutto sulla riforma del sistema elettorale - che tornare al «pasticcio di una maggioranza che pur di mantenere il potere rinunzi a lavorare per ciò di cui il paese necessita».
Il silenzio è la strada privilegiata dalla Santa Sede perché tutto ciò si avveri. E i primi che devono rigorosamente mantenersi silenti sono i media più vicini alle gerarchie della Chiesa: L’Osservatore Romano, innanzitutto, che negli ultimi giorni non ha fatto accenni significativi alla crisi di governo ma soltanto ha insistito - è un leitmotiv tutto del giornale ufficioso della Santa Sede - sul continuo aumentare in Italia delle «morti bianche» causate da motivi di sicurezza sul posto di lavoro.
Anche il Sir, il bollettino ufficiale della conferenza episcopale italiana, ha capito che non sono questi i tempi dei grandi proclami ma che conviene spaziare su evangelizzazione, salvaguardia del creato e diritto alla vita senza minimamente accennare alla situazione politica del paese. Così anche Avvenire, che seppure segua con puntiglioso interesse le vicende politiche, si guarda bene da proporre sue ipotesi per una futura coalizione di governo: “Maggioranza cercasi. Quale?”, intitolava enigmaticamente ieri il quotidiano della Cei. Nelle pagine interne, in evidenza le due icone del momento. Oltre a un intervista al divino Giulio che non firma «cambiali in bianco» - sono parole di Andreotti - perché «un governo serio fa le riforme» - un governo di centro? -, ecco per l’ennesima volta la gigantografia di colui che imperterrito continua ad essere la vera stella del momento oltre il Tevere: Clemente Mastella, che pur mostrandosi possibilista sul rinvio alle Camere e quindi sulla prosecuzione del governo Prodi, riesce anche a «riscrivere l’agenda» dello stesso governo perché è ora di finirla: «Adesso - dice il catto-papista Clemente - basta con i Dico».
Segreteria di Stato vaticana e leadership della conferenza episcopale italiana si adoperano insieme per favorire la strada del silenzio. La nota di Ruini sui Dico è quasi pronta, ma prima di pubblicarla è meglio vedere che aria butta. È meglio aspettare e osservare se quei maledetti Dico vengono eliminati dall’agenda politica o meno. Poi, la nota per indirizzare la libertà di coscienza dei cattolici circa quei pseudo Pacs che sono i Dico, potrà essere offerta al pubblico giudizio.
Tra le alte gerarchie vaticane l’unico che si trova in questi giorni costretto a dire la sua è monsignor Elio Sgreccia della pontificia accademia per la Vita. Lui, già da un anno, aveva organizzato un convegno dedicato all’obiezione di coscienza quando in ballo ci sono tematiche etiche rilevanti. Lui, non potrà non confermare anche quanto ieri ha già cominciato a dire: esiste «l’obiezione di coscienza verso il servizio militare e l’aborto, ma anche problemi nuovi, che toccano la questione - controversa in questo momento in Italia - delle coppie omosessuali». Che piaccia o no, secondo il presule l’Italia dovrà fare i conti con quei sindaci che i Dico, in coscienza, proprio non se la sentiranno, se legalizzati, di accettarli nel proprio Comune.
Il segretario di Stato Tarcisio Bertone, ma anche il presidente della Cei uscente, il cardinale Camillo Ruini - a proposito, è oramai data per accettata da entrambi l’ipotesi Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nuovo presidente della conferenza episcopale italiana - pare che in queste ore non abbiano volutamente preso contatti con esponenti del mondo politico. Dopo l’incontro per nulla distensivo avvenuto lo scorso lunedì all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede con le cariche istituzionali del paese, si vuole evitare ogni contatto compromettente. Oggi è il tempo dell’attesa. Quando Napolitano comunicherà la propria decisione e l’agenda del futuro governo sarà chiara, tornerà il tempo, se sarà il caso, dell’interventismo a tutto campo, perché va bene tutto, ma la legge naturale quella no, non si tocca.
Il Vaticano: non è farina del nostro sacco
Feb 21, 2007 il Riformista
Oltre il Tevere lo giurano e lo rigiurano. La decisione dei senatori a vita Cossiga e Andreotti di votare contro le linee guida della politica estera del governo Prodi è tutta farina del sacco vaticano.
Tutt’al più, Andreotti si sarebbe deciso a votare “no” per non trovarsi tra qualche mese nella situazione di doversi esprimere, dopo la firma fatta anni fa della legge sull’aborto, su un’altra legge immorale come è, per la Chiesa, quella sui Dico. Tra l’altro, un’eventuale caduta del governo sui Dico a causa del voto contrario dei senatori a vita avrebbe scatenato una ridda di accuse alla Chiesa di cui probabilmente né Andreotti né Cossiga avrebbero voluto esserne causa. Ma di qui a dire che il Vaticano ha in qualche modo fatto pressione sui due senatori affinché si adoperassero per far cadere il governo prima di arrivare al voto sui Dico sembra un passo troppo più lungo della gamba. «Ci attribuiscono un potere che non abbiamo», spiega a microfoni spenti un alto prelato della Santa Sede. E ancora: «Se avessimo avuto il potere che ci attribuiscono, non avremmo fatto formare il governo Prodi e ci saremmo adoperati perché Berlusconi venisse riconfermato alle elezioni».
C’è dunque sorpresa, nei sacri palazzi, per l’esito del voto dell’altro ieri. E infatti, fino all’altro ieri, le settimane che le gerarchie ecclesiastiche si apprestavano ad affrontare erano tutto un fuoco di dichiarazioni da scaraventare contro il ddl sui Dico e in favore di politiche a tutela della famiglia. Tutto era pronto, insomma, per una serie di discorsi che avrebbero dovuto pronunciare direttamente il papa, il segretario di Stato Tarcisio Bertone - attraverso interventi mirati sui principali organi d’informazione del paese - e altri porporati di Santa Romana Chiesa.
L’offensiva vaticana si sarebbe dovuta svolgere in due fasi. Oltre agli interventi duri e chiari del pontefice e di alti prelati, si sarebbe arrivati a una manifestazione di piazza organizzata - con l’indiretta “benedizione” delle gerarchie d’Oltretevere -, dalla base, dalle associazioni cattoliche più attive sul territorio, capitanate dal Forum delle associazioni familiari.
Tutto era pronto anche perché, nelle stanze vaticane, proprio non era andato giù che il risultato dell’incontro avvenuto all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede tra le cariche istituzionali del paese e la leadership vaticana per l’anniversario dei patti lateranensi e del Concordato fosse stato visto dalla maggioranza dell’opinione pubblica come un tentativo di distendere gli animi rispetto ai Dico. L’incontro, piuttosto - lo dicono nei sacri palazzi -, pare sia servito a ribadire le reciproche distanze su un tema sul quale la Chiesa non ha nessuna voglia di negoziare. Non per niente, la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio è per Ratzinger uno di quei principi che lui ama definire “non negoziabili”. Principi dei quali, ieri mattina, lo stesso pontefice è tornato a parlare spiegando come, in Italia, «la vera fede è ancora profondamente radicata ma è anche minacciata». Prima di lui, da registrarsi altri due interventi dagli stessi toni allarmistici: quello del cardinale Tonini contro i Dico «che sono peggio dei Pacs», e quello del cardinale Caffarra secondo il quale il diritto della Chiesa a intervenire in difesa del matrimonio «risiede nel fatto che alla Chiesa è affidata la cura del bene e della dignità della persona».
Nei prossimi giorni il Vaticano rimarrà alla finestra e osserverà l’evolversi della situazione. La nota di Ruini dedicata ai Dico è a ancora in fase di ultimazione e, nel caso si formi un governo il cui programma ne preveda ancora l’approvazione, verrebbe fatta uscire in tempi brevi. Altrimenti, con più calma, non prima del prossimo consiglio permanente della Cei.
In generale, l’uscita di scena di Prodi sarebbe guardata con soddisfazione soltanto se comportasse l’accantonamento definitivo del ddl Bindi-Pollastrini sui Dico. Altrimenti, la perdita di un premier cattolico, sposato, e tendenzialmente attento alle istanze ecclesiastiche, non potrebbe essere giudicata come una vittoria, ma semplicemente come la fine - questa sì “benedetta”- dello spettro dell’approvazione di leggi dettate dall’agenda della sinistra radicale.



Loading ...