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Caso Boffo: padre Lombardi rompe il silenzio e apre un nuovo scenario

La notizia è che ieri per la prima volta dopo quattordici giorni – il 23 gennaio il Foglio dando notizia dell’udienza concessa dal Papa al cardinale Camillo Ruini offrì un’inedita lettura del “caso Boffo” – il portavoce vaticano padre Federico Lombardi è intervenuto sulla vicenda aprendo, con una breve e studiata dichiarazione, un nuovo scenario. Lombardi a proposito di un articolo di Repubblica che parlava di una lunga nota esplicativa che il Papa avrebbe chiesto alla segreteria di stato “per cercare di capire di più”, ha dichiarato: “Il Papa sa quel che succede ed è informato della realtà”. Lombardi, dunque, non solo non ha smentito Repubblica ma ha confermato un retroscena del quale si è iniziato a parlare già l’altro ieri: Ratzinger ha deciso di prendere in mano le redini del “caso Boffo”, riservandosi poi una decisione. Al Foglio risulta che un dossier è già da tempo nelle mani del Papa e risulta che in queste ore qualche contatto è stato messo in campo con alcuni vescovi e cardinali italiani tra quelli di più stretta fiducia del Pontefice. Perché prima di agire Benedetto XVI vuole sentire tutte le campane, anche quelle fuori la curia romana. Le parole di Lombardi sembrano poter confermare questo scenario, la cui soluzione è a lungo termine.

Pubblicato sul Foglio sabato 6 febbraio 2010

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Geografia curiale

“I figli di don Bosco sono attualmente i più rappresentati nella Curia Romana. Oltre a Bertone abbiamo il cardinale Raffaele Farina come archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, l’arcivescovo Angelo Amato come prefetto della Congregazione delle cause dei santi e il neonominato vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace”.

E’ uno stralcio di un interessante articolo uscito il 3 febbraio su Avvenire e che dice la ripartizione del clero regolare in Vaticano. Utile per capire come è strutturata la macchina governativa di Ratzinger.

Da non perdere, leggi qui sotto:

La geografia del clero regolare in Vaticano

Sono numerosi gli esponenti di ordini religiosi che ricoprono incarichi di responsabilità nella Curia Romana. Accanto alle congregazioni «storiche», non mancano realtà ecclesiali di più recente origine come l’Opus Dei e i Legionari di Cristo

DA ROMA

Gianni Cardinale

Negli ultimi decenni il numero dei sacerdoti religiosi è calato in modo particolare, con un trend ancora più negativo rispetto ai preti diocesani. Non si può dire lo stesso invece riguardo alla presenza di esponenti del clero cosiddetto regolare in posti di responsabilità in Vaticano. Beninteso, nei Sacri Palazzi la presenza istituzionale di ordini e congregazioni non è una storia di oggi. Anzi. Basti pensare ai Gesuiti, che gestiscono la Radio e la Specola vaticana. O ai Salesiani che si occupano della Tipografia.

O gli Orionini cui sono affidati le poste e i telefoni. Senza contare poi che il teologo della Casa pontificia è storicamente un domenicano – oggi padre Wojciech Giertych –, mentre il predicatore ufficiale è un frate cappuccino – ora padre Raniero Cantalamessa.

Particolarmente durante il pontificato di Benedetto XVI, non pochi religiosi sono stati anche chiamati a ricoprire incarichi di prestigio tra gli officiali superiori dei vari dicasteri della Curia Romana. A cominciare dal segretario di Stato, il più stretto collaboratore del Papa nel governo della Chiesa universale. A questo incarico nevralgico papa Ratzinger ha chiamato il cardinale salesiano Tarcisio Bertone e per trovare un altro religioso tra i suoi predecessori bisogna risalire alla prima metà dell’ 800.

I figli di don Bosco sono attualmente i più rappresentati nella Curia Romana. Oltre a Bertone abbiamo il cardinale Raffaele Farina come archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, l’arcivescovo Angelo Amato come prefetto della Congregazione delle cause dei santi e il neonominato vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. (Bisogna ricordare comunque che già negli anni Ottanta in Curia operarono tre cardinali salesiani: Stickler, Javierre Ortas e Castillo Lara).

Anche i seguaci di Sant’Ignazio, dopo un periodo di assenza dai vertici, con Benedetto XVI hanno riacquistato visibilità nella Curia. Sono ratzingeriane infatti le nomine dei Gesuiti Luis Ladaria e Cyril Vasil come arcivescovi segretari della Congregazione, rispettivamente, per la dottrina della fede e per le Chiese orientali. Gesuita è poi padre Federico Lombardi, scelto sempre da Benedetto XVI a guidare la sala stampa vaticana.

All’attuale pontificato risalgono poi le nomine dei Domenicani Joseph Augustine Di Noia e Jean- Louis Brugues a segretari di altri due dicasteri: quello per il culto divino e l’educazione religiosa. Alla famiglia francescana appartengono invece il prefetto della Congregazione per il clero, il cardinale Claudio Hummes ( frate minore) e i Conventuali Gianfranco Gardin ( arcivescovo segretario del dicastero per i religiosi) e Gianfranco Girotti ( reggente della penitenzieria pontificia): i primi due sono di nomina ratzingeriane, il terzo venne scelto da Giovanni Paolo II. Gardin comunque è stato da poco inviato a guidare la diocesi di Treviso.

Altri «regolari» presenti nella curia romana sono poi il cardinale lazzarista Franc Rodé ( prefetto della Congregazione per i religiosi), il premostratense Frans Daneels (vescovo segretario della Segnatura apostolica), l’ospitaliero José Luis Redrado Machite ( vescovo segretario del Consiglio per la pastorale sanitaria), lo scalabriniano Velasio de Paolis ( arcivescovo presidente della prefettura per gli affari economici) e il barnabita Sergio Pagano ( vescovo prefetto dell’Archivio vaticano).

Questo per quanto riguarda gli ordini e le congregazioni storiche. Ma nella Curia Romana sono presenti anche esponenti di realtà ecclesiali di più recente fondazione. Così abbiamo il vescovo Juan Ignacio Arrieta dell’Opus Dei come segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi ( mentre alla fraternità sacerdotale della Santa Croce appartiene il neonominato sottosegretario al clero, monsignor Celso Morga Iruzubieta). O il vescovo Brian Farrell dei Legionari di Cristo, segretario del Consiglio per la promozione dell’Unità dei cristiani. Amici dei Focolarini sono poi il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Consiglio per la famiglia e l’arcivescovo Luciano Suriani, delegato delle rappresentanze pontificie in Segreteria di Stato. Senza dimenticare infine che sono Memores Domini (Comunione e liberazione) le laiche consacrate che accudiscono l’appartamento pontificio.

Avvenire, 3 febbraio 2010

Pubblicato su palazzoapostolico.it sabato 6 febbraio 2010

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Compro una vocale

Il “caso Boffo” sta agitando parecchio le tranquille e placide stanze vaticane. Della cosa ho scritto molto sul Foglio e non intendo aggiungere altro.

Piuttosto, anche per sdrammatizzare un po’, mi domando: esiste un lancio di agenzia più criptico e insieme indecifrabile di QUESTO?

Io non c’ho capito nulla. Qualcuno mi aiuti. Compro una vocale.

Pubblicato su palazzoapostolico.it venerdì 5 febbraio 2010

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Messori sul “caso Boffo”: Chiesa casta et meretrix

“Tremano e tramano”, dice al Foglio un eminente prelato di curia infastidito dalle polemiche attorno al ‘caso Boffo’. “Cercano risposte adeguate ma non mi pare le stiano trovando”. Tremano e tramano perché l’intervista di Vittorio Feltri (sabato scorso) al Foglio, nella quale disse di aver ricevuto il documento falso su Dino Boffo da “una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente”, pesa. Manca tuttora una smentita ufficiale dal Vaticano. Come nessuno in Vaticano ha smentito quanto il Foglio ha scritto nei giorni scorsi: “Risulta da buona fonte che alcune telefonate fatte con lo scopo di avvalorare il documento falso sono arrivate a Feltri dal direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian”. Una smentita in extremis si può sempre comandare, ma non è un po’ tardi?

Il silenzio vaticano dice molto. E molto fa pensare. Perché non è semplicemente un “no comment”. Sembra di più: sembra un “no comment” motivato dal fatto che sono in corso accertamenti. Per molto meno, anche nel recente passato, la Santa Sede è intervenuta tramite il portavoce e gesuita padre Federico Lombardi. Può darsi che in queste ore il tramestio d’oltre Tevere arrivi alla decisione di offrire all’opinione pubblica una dichiarazione forte e ufficiale. Ma resta il fatto che i dodici giorni trascorsi in silenzio senza replicare – il 23 gennaio uscì il primo retroscena del Foglio – fanno pensare, e comunque dicono che non tutti nei sacri palazzi hanno le idee chiare: il vescovo Domenico Mogavero, ad esempio, che lo scorso settembre per primo aveva ipotizzato le dimissioni di Boffo, ieri sul Corriere della Sera sembrava al contrario parecchio rammaricato della sua fretta e preoccupato all’idea che la nostra ricostruzione possa rivelarsi quella esatta. Generico il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto dei vescovi, che sempre ieri su Repubblica ha detto che l’ipotesi della congiura interna gli sembra “impensabile”. Già, ma anche le piste esterne lo sono: l’altro ieri c’era chi provava a intorbidire le acque chiamando in causa la “pista ciellina”, ovvero il vescovo di San Marino-Montefeltro Luigi Negri. Un’ipotesi tuttavia subito smentita dallo stesso vescovo con tanto di querela.

C’è una data che fa molta paura in Vaticano: 22 febbraio. E’ in quel giorno che Feltri sarà ascoltato dopo che l’ordine dei giornalisti della Lombardia ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti proprio per gli articoli scritti la scorsa estate su Boffo. Feltri cercherà di dimostrare la sua innocenza e non è detto – e la cosa si sa in Vaticano – che per farlo non decida di vuotare il sacco: ovvero di dire chi la scorsa estate gli passò il documento falso su Boffo, chi glielo portò materialmente (“il postino” insomma) e chi in quei giorni si spese per avvalorarlo. Certo, potrebbe fare i nomi chiedendo di tenerli segreti. Del resto, se lunedì scorso a pranzo in un ristorante milanese Feltri è riuscito in qualche modo a rivalutare la sua immagine agli occhi di Boffo, non è da escludere che non cerchi di mettere in campo la stessa operazione anche una volta davanti al “gran giurì” dell’ordine dei giornalisti. Difendersi nell’unico modo possibile: riavvalorando, stavolta con i nomi, la legittimazione dell’anonimo documento, e falso, dall’interno del Vaticano.

Il giornalista e scrittore Vittorio Messori, anche se vede un Vaticano “imbarazzato perché sembra che tutto sia nato dal suo interno”, dice al Foglio di non essere scandalizzato. Ma aggiunge: “Il Vaticano è sempre stata una corte d’intrighi e complotti, di pugnali e vendette. Ai tempi di Papa Borgia le cose si risolvevano con i pugnali, oggi in altro modo. E’ la storia che si ripete. La chiesa, del resto, ha sempre avuto due facce: c’è un’istituzione umana che però racchiude al suo interno un mistero, il mistero della fede. La chiesa è casta et meretrix, e questa sua realtà non deve spaventare. Papa Borgia, ad esempio, fu un grande Papa: nonostante le riconosciute malefatte non deviò mai dalla retta dottrina. Ciò che conta, infatti, è che il Papa – come è il grande Benedetto XVI – sia un maestro della fede e non sia eretico. E’ questo che deve eccitare il credente, che deve suscitare il suo interesse. Tutto il resto fa parte della vita e a chi ha fede interessa molto poco. Fino a che Dio continuerà a servirsi di uomini avremo una chiesa peccatrice e piena di lotte interne. Certo, in questo momento la curia sembra in difficoltà: ma credo che paghi la gestione di Wojtyla: beninteso, era un grande Papa ma ha lasciato la curia un po’ troppo in mano a se stessa”.

Leggi anche QUI.

Pubblicato sul Foglio giovedì 4 febbraio 2010

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B-XVI prepara la visita in Inghilterra con un discorso poco british

Mancano poco più di sette mesi alla visita del Papa in Gran Bretagna – il prossimo settembre – ma già il clima è in fase di surriscaldamento. Le parole poco british che quarantotto ore fa il Papa ha rivolto ai vescovi d’Inghilterra e del Galles ricevuti in Vaticano hanno infatti provocato reazioni variegate. La stampa inglese ha letto il discorso del Papa come un diretto attacco al Labour. Le autorità anglicane come un attacco rivolto a loro. Così pure la Regina d’Inghilterra. Ma c’è chi fa notare argutamente – tra questi Damian Thompson, direttore dei blog del Telegraph e stimato commentatore di cose religiose – che le parole del Papa erano dirette anche alla chiesa cattolica d’Inghilterra, rea di non essersi saputa esprimere durante le polemiche sulle adozioni di bambini da parte di coppie gay in modo univoco e convincente.

Che uno degli obiettivi del Papa fosse il Labour è cosa certa. Ma non il Labour in sé. Bensì il Labour in quanto sostenitore dell’equality bill, ovvero la legislazione britannica contro la discriminazione la quale, a detta del Pontefice, rischia di “limitare” la libertà di azione delle comunità religiose. E, infatti, così ha commentato ieri la stampa inglese: “Il Papa attacca i laburisti sulle leggi per l’eguaglianza”, titolava il Telegraph. “Il Vaticano ha lanciato un attacco senza precedenti alle politiche dei diritti umani di Gordon Brown”, ha scritto il Times. “L’effetto – ha detto Ratzinger – è l’imposizione di limitazioni ingiuste alla libertà di agire secondo il proprio credo a comunità religiose”. E ancora: “Per alcuni aspetti si viola veramente la legge naturale su cui si fonda l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e per mezzo della quale essa è garantita”.

Il conflitto tra stato e chiesa cattolica in Inghilterra sull’equality bill è atavico. Il nodo principale è sempre uno: grazie a queste norme s’impedisce a strutture come le agenzie di adozione qualunque tipo di discriminazione. E, dunque, queste stesse agenzie, nel nome della non discriminazione, sono costrette per legge a concedere l’adozione di bambini anche alle coppie di omosessuali. “C’è stato un conflitto tra noi e il governo a proposito della libertà delle agenzie cattoliche di adozione di agire con integrità e in accordo con gli insegnamenti della chiesa su vita, famiglia, matrimonio” e sull’adottabilità da parte delle solo famiglie rappresentate “da coppie eterosessuali”, ha spiegato due giorni fa il presidente della Conferenza episcopale d’Inghilterra e del Galles, l’arcivescovo di Westminster monsignor Vincent Nichols. Tuttavia il conflitto è, ed è stato, anche intra ecclesiale: alcuni vescovi dell’ala più liberale del paese, infatti, si sono mostrati meno duri verso l’equality bill di quanto avrebbero potuto. E non ha caso due giorni fa il Papa ha ricordato il “diritto” della chiesa di difendere i valori della vita e della famiglia “partecipando al dibattito nazionale attraverso un dialogo rispettoso con gli altri membri della società”.

Quindi gli anglicani e la Regina. Entrambi, la cosa è nota, non hanno ben digerito le recenti aperture del Pontefice ai sacerdoti anglicani. E anche due giorni fa non hanno visto di buon occhio la richiesta rivolta dal Papa ai vescovi cattolici di essere “generosi” nell’applicare le indicazioni del recente decreto Anglicanorum Coetibus. Se è stato l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, a definire la cosa “un attacco” alla propria chiesa, è stata invece la regina Elisabetta a inviare il proprio Lord Chamberlain, Earl William Peel, da Nichols per esprimere preoccupazione e chiedere chiarimenti.

Pubblicato sul Foglio mercoledì 3 febbraio 2010

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In memoriam: Ralph McInerny (1929-2010)

Il filosofo e scrittore statunitense Ralph McInerny ci mancherà. Non solo perché era un grande filosofo – da leggere la versione italiana di “What went wrong with Vatican II”, ovvero “Vaticano II. Che cosa è andato storto?” edito da Fede & Cultura –, ma anche perché era un grande romanziere e autore di diverse serie di successo, tra cui emerge quella, che conta trenta volumi, dedicata al sacerdote detective padre Dowling, da cui è stata tratta una fortunata serie televisiva trasmessa anche in Italia.

Mentre i telefilm riducono le storie al mero elemento poliziesco, i romanzi della serie di padre Dowling hanno offerto l’occasione a McInerny per riflettere – al di là della trama – sulla crisi della chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo il Concilio Vaticano II. Anche la raccolta di racconti brevi The Wisdom of Father Dowling (Gale Five Star, Waterville [Maine] 2009) mostra come l’intrigo poliziesco sia spesso un pretesto per affrontare temi che vanno dall’eutanasia alla crisi della liturgia.

Ecco un mirabile memoriale di McInerny scritto da Massimo Introvigne: leggi QUI.

Pubblicato su palazzoapostolico.it martedì 2 febbraio 2010

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Boffo, Feltri e il convitato di pietra

Roma. Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, e l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, si sono incontrati ieri a pranzo a Milano al ristorante “da Berti”, storico e poco appartato indirizzo in zona Stazione centrale. Con loro c’era Renato Farina, parlamentare del Pdl e firma dello stesso Giornale. La proposta di incontrarsi a pranzo è venuta da Feltri, ed è stata la prima occasione di chiarimento dopo che lo scorso 28 agosto il direttore del Giornale spacciò per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire costringendolo alle dimissioni. Una location molto in vista, per un incontro di carattere riservato. Infatti, seduti in tavoli vicini c’erano il giornalista del Corriere della Sera Piergiorgio Lucioni, il candidato presidente per il centrosinistra in Lombardia Filippo Penati, la senatrice del Pd Anna Serafini, il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi e il segretario del Pd Lombardia Maurizio Martina.

La ricostruzione offerta da Feltri a Boffo conferma quanto scritto dal Foglio nei giorni scorsi: Feltri, in sostanza, ha pubblicato il documento falso perché fattogli avere da una “personalità della chiesa” della quale, come ha detto lo stesso Feltri al Foglio sabato scorso, “ci si deve fidare istituzionalmente”. La sua versione resta sempre la stessa: il plico gli è stato consegnato materialmente dalla gendarmeria vaticana. Quest’ultima notizia Feltri l’aveva già data lo scorso 2 settembre a Radio Anch’io, quando aveva detto che “la velina” gli era arrivata “non dai servizi segreti, ma della gendarmeria del Vaticano”. Una notizia, tuttavia, che sempre il 2 settembre scorso venne smentita dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: “Smentisco nel modo più categorico questa infondata affermazione”, aveva detto Lombardi. “Postino” a parte, ciò che manca, se ci sia, è il nome di un mandante istituzionale del “fatale recapito” che avrebbe procurato le carte a Feltri. I due non avrebbero affrontato l’argomento. Al Foglio risulta da buona fonte che alcune telefonate fatte con lo scopo di avvalorare il documento falso sono arrivate a Feltri dal direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian. Chi poi abbia avuto l’autorità di muovere un postino vaticano, e se questo abbia un significato riguardo al diretto superiore del direttore dell’Osservatore, la segreteria di stato, è questione ancora discussa. Anche dopo un frugale pranzo.

Pubblicato sul Foglio martedì 2 febbraio 2010

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Dio è di ritorno

E’ pieno di tante cose il sito del mensile della Comunità Francescana Conventuale di Assisi, “San Francesco Patrono d’Italia Review” (vedi QUI).

Tra queste tante cose, ci trovi pure questa intervista, da leggere QUI.

Pubblicato su palazzoapostolico.it lunedì 1 febbraio 2010

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Caso Boffo: Feltri spiega perché non poteva non credere al delatore del Vaticano

Chi è questo “informatore attendibile, direi insospettabile”, come ha scritto Feltri sul Giornale il 4 dicembre, che ha spacciato per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, creando il caso con le sue ripercussioni interne ed esterne alla vita della chiesa italiana? Sabato scorso lo abbiamo individuato come il misterioso emissario di un ambiente lobbistico che si è avvalso di una certa “spregiudicatezza e ingenuità” del direttore dell’Osservatore romano per indirizzare la penna di Feltri contro Boffo. Oggi ne parliamo direttamente con il direttore del Giornale, Vittorio Feltri. Questi non smentisce ma precisa la ricostruzione del Foglio dicendo: “Mi sembra una ricostruzione logica fatta da persone che conoscono le cose, anche se da me non avrete nessun nome”. E ancora: “Quello che ho letto mi ha stupito perché si avvicina molto alla verità”. E poi, ecco la rivelazione più importante. Dice Feltri: “Tutta la vicenda è nata da un fatto: una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato e fatto avere la fotocopia del casello giudiziale dove veniva riportata la condanna a Boffo e, assieme, una nota informativa, che per capirci potremmo chiamare ‘velina’, che aggiungeva particolari alla notizia”. Perché non può fare il nome di questa persona? “Perché faccio il giornalista e sono tenuto a rispettare le fonti”.

Sono passati cinque mesi da quel 28 agosto, il giorno in cui il Giornale dedicava l’apertura a Dino Boffo e lo costringeva, di lì a pochi giorni, alle dimissioni. Ma il caso è tutt’altro che chiuso. Il retroscena esplosivo che Feltri rivela al Foglio lo dimostra: “Avrei voluto vedere chi, al posto mio, non si sarebbe fidato di questa persona”. Perché? “Perché ci si doveva fidare direi istituzionalmente” dice, calcando parecchio su quell’avverbio: “istituzionalmente”. E ancora: “Non ho dubitato neppure per un attimo di questa persona perché non si poteva dubitare di lei. E’ come se io, che sono il direttore del Giornale, venissi da lei e le faccessi due racconti/retroscena sul giornale che dirigo: lei ci crede a quanto le dico oppure no? Sono o non sono ai suoi occhi affidabile? Direi assolutamente di sì”.

Feltri spiega ancora: “L’emissario inviato da questa personalità arrivò da me per portarmi la fotocopia del casellario giudiziale dove si leggeva che Boffo era stato condannato e aveva pagato una pena pecuniaria per molestie. Prima di andarsene mi lasciò anche un foglietto, quello che poi tutti hanno chiamato ‘velina informativa’, che in realtà altro non era che un riassunto degli atti processuali: almeno questo a me è stato detto. In questa velina si diceva che chi aveva fatto questa molestia era un omosessuale. Così, fidandomi del fatto che la ‘velina’ altro non era che un riassunto degli atti processuali (allora secretati) decido di scrivere quanto sapete e il giorno dopo tutti i giornali danno grande enfasi alla cosa”.

Le vicende sono note. Dopo il clamore dei giornali Boffo è costretto a dimettersi. Poi Feltri tornerà sulla vicenda spiegando onestamente che, dopo “aver avuto modo di vedere” gli atti processuali, ha scoperto che “da quelle carte Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali” né si parla di lui come di “omosessuale”. Certo, resta difficile pensare che Feltri non sentisse puzza di bruciato: “Che dentro la chiesa – spiega – ci sono più anime lo sanno tutti. E che nel ‘caso Boffo’ un’anima era interessata a far sì che certe cose uscissero è evidente. Ma l’ho capito dopo. E’ ovvio: sapevo benissimo che chi mi aveva contattato l’aveva fatto non certo per regalare uno scoop al Giornale. Ma a me interessava la notizia e la notizia c’era tutta: una condanna per molestie nei confronti di Boffo e il pagamento da parte di Boffo di una pena pecuniaria. Questa è la sostanza della notizia. Il resto sono particolari sui quali, come è giusto che fosse, sono ritornato sul Giornale dopo che l’avvocato di Boffo mi ha fatto scoprire la loro inesattezza”.

Leggi QUI l’articolo uscito sabato 23 gennaio sul Foglio: “Gli incontri di Ruini, Papa compreso, e gli ultimi fuochi del caso Boffo”

Pubblicato sul Foglio sabato 29 gennaio 2010

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